lunedì, luglio 04, 2011

Recensione: Il ghigno di Arlecchino - Adriano Barone

Eccomi oggi a parlare di un libro strano. Non credo ci sia altro modo di definire Il Ghigno di Arlecchino di Adriano Barone, edito dalla Asengard.
Il libro fa parte della collana Wyrd della casa editrice, e rispecchia in pieno il Bizzarro del suo nome. Credo di non mentire quando dico di essere davanti a un libro che non ammette il grigio: o lo si ama, o lo si odia. Partiamo però con calma, e vediamo la trama:

"Vittima di esperimenti che lo hanno portato ad avere poteri quasi divini, ma sui quali non ha il minimo controllo, il folle Arlecchino fugge dalla prigionia impostagli fin dalla nascita. Il giullare si ritrova in un mondo in apparenza perfetto, dove la morte non esiste: insofferente a ogni tipo di regola, vittima di un destino che lo vede sempre in balia di forze che vogliono imporre l’ordine nel Multiverso, Arlecchino porta il caos nel mondo in cui è prigioniero e, liberatosi, in tutte le altre realtà esistenti, provocando ciò che i misteriosi Tracciatori vogliono prevenire ad ogni costo. E quando si scatena la sua follia, in tutti i Tracciati dell’universo risuona il ghigno di Arlecchino."

Bene, da dove cominciare?

Il libro ha due stili di scrittura, utilizzati ora da soli, ora insieme. Il primo è lo stile classico, il secondo è senza punteggiatura, come fossero pensieri deliranti o semplici flussi di coscienza. Funziona? Si. Tranne la prima volta, dove non ti aspetti una cosa del genere, e devi tornare indietro per rileggere il pezzo, lo stile "fluido" rende in maniera molto istintiva il susseguirsi di pensieri improvvisi e caotici. Perché è di Caos che stiamo parlando, e di nient'altro.
Ciò che mi è davvero piaciuto in questo libro, è il cosiddetto Sense of Wonder, la meraviglia. La suddivisione in capitoli di anche solo poche righe, porta a una confusione mentale, e il susseguirsi di eventi poco lineari, dove spesso è lo stesso protagonista a non capire nulla, ci porta a chiederci un sano "Ma che cazzo sta succedendo?". Non del tipo "Ehi, non si capisce nulla, che merda", ma del tipo che spinge a leggere per arrivare alla fine. E questo è ciò che più mi piace in un libro. Certo, non tutti i romanzi possono essere ingarbugliati, ma quelli di questo genere devono esserlo, o perdono gran parte del loro potenziale.

Altro punto a favore del romanzo è senza dubbio il coinvolgimento emotivo che si ha con il protagonista. Non mi sono sentito coinvolto nella sua follia, ma nei sentimenti più umani, come ad esempio l'impossibilità di abbracciare la figlia.

Passiamo ora alle cose che invece non mi hanno molto convinto. Nel libro ci sono molte scene di sesso/autoerotismo. Anche una scena di sesso omosessuale. La cosa non è disturbante in sé, ma ho trovato almeno la metà delle apparizioni di membri maschili "forzate" solo perché avrebbe reso più bizzarro il personaggio. Altre volte, invece, essendo legato alla storia o alla situazione, c'entravano benissimo.
Ultima cosa, ma forse è un mio problema, non ho capito una scena del libro. Non mi era mai successo, ma c'è sempre una prima volta ^^ Attenzione agli Spoiler.

Sto parlando di quando Il barone vede Arlecchino e la figlia in mezzo alla strada. Ho capito che Arlecchino può viaggiare indietro nel tempo senza problemi, e che quindi quell'apparizione è facilmente spiegabile con un "sono tornati indietro". Ma. La cosa non viene più rivista nel libro, e questo mi manda in confusione. Se ci fosse stato un momento, anche un mini-capitolo, in cui veniva spiegato il motivo del ritorno indietro, allora sarebbe stato tutto chiaro, ma questo non c'è. Arlecchino ritorna, per quanto ne so, soltanto alla fine, per ridar il via al ciclo. Ma in quel momento è solo, perché ha lasciato la figlia sul nuovo tracciato di rose d'acqua.

Ecco, questo è l'unico punto che non mi torna di tutto il romanzo.
Per concludere, L'ho amato o l'ho odiato? A me è piaciuto, molto. Mi ha ricordato sin dal principio il Joker di "Killing Joke" di Moore, uno dei miei fumetti preferiti (nella mia copia del libro la pagina con le citazioni iniziali era "leggermente azzeccosa", e questo me le ha fatte  leggere solo alla fine), non ovviamente per l'ambientazione, ma per il comportamento del personaggio. Più di una volta identificavo Arlecchino con Joker, anche nell'immaginazione delle scene. E vale di certo la pena di leggere di un Joker, sempre.



Maurizio Vicedomini



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32 commenti:

  1. [...] Maurizio Vicedomini sul suo blog parla di Il ghigno di Arlecchino, libro della Asengard che da tempo puntavo e che, prima del triste annuncio della scorsa settimana, contavo di prendere a novembre ai Comics. [...]

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  2. Anch'io ne avevo fatto un post a suo tempo (http://www.libriecaffelatte.com/2011/01/il-ghigno-di-arlecchino-di-barone.html).
    Più o meno condivido i tuoi dubbi sulle scene di sesso (alcune sono forzate, altre ci stanno).
    Mi è piaciuta la teoria sui Tracciati, anche se non è una novità ma fa piacere leggere qualcosa ogni tanto.

    Arlecchino NON viaggia nel tempo, ma USA i Tracciati. Possiamo anche chiamarli "mondi paralleli". Non c'è un vero e proprio filo conduttore continuo nella storia poichè Arlecchino poi fa di testa sua e piega, spezza, crea tracciati come vuole lui. IO HO CAPITO COSI' ^^

    Da me, un fan del POV, ha lasciato un commento acidissimo!
    A me non piace eviscerare i libri per trovare l'errore, quindi ho letto Arlecchino più che altro per la storia e per l'atmosfera. Cmq se vuoi, leggi "Anonimo" che dice sullo stile di Barone ...
    oh! Questi qui, avessero mai il coraggio di dire il nome! Macchè! Sparano a raffica i loro giudizi "assiomi" e poi si nascondono nell'ombra! Vabbè!

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  3. Che lo faccia attraverso i tracciati, che sono i fili conduttori dell'universo di Barone, comunque viaggia nel tempo. Non si spiegherebbe, altrimenti, il continuo circolo che mostra alla fine, quando "ricrea" se stesso. Lui è un punto fisso, quindi non ha visto un "altro sé" e gli ha dato l'embrione. Lui è unico, e quindi dev'essere per forza il se stesso del passato :)

    Ho letto i commenti, e devo dire che se anche i cambi di pov ci sono, questi non sono necessariamente errori. Scrissi un post a riguardo (due, in realtà), su ciò che è errore solo se non c'azzecca con il romanzo. Qui Il salto di Pov ci sta benissimo, rende un mondo caotico, così come credo lo intendesse l'autore :D
    Nelle ultime recensioni fatte, non cito per non "additare" sempre lo stesso libro con cose già dette, il salto di pov c'era e dava fastidio. Qui non me ne sono neanche accorto.
    É questa la differenza fra errore e tecnica "poco ortodossa" :D

    Fortunatamente ancora nessun anonimo sul mio blog, e spero resti così :D

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  4. La tecnica nel romanzo di genere è una e una sola e si fonda su due cardini: trasparenza ed eleganza.
    La scrittura di barone non è trasparente.
    Sinceramente trovo la sua tecnica è più adatta alla literary fiction che non al romanzo di genere.
    Ciò nonostante, questo romanzo mi è piaciuto (si salva con la storia e l'atmosfera). Ma Barone renderebbe ancora di più dedicandosi alla literary fiction. Oppure dovrebbe iniziare a scrivere in maniera trasparente. Quei suoi flussi di coscienza focalizzano l'attenzione sulla stramberia della scrittura, il che per un romanzo di genere è una pessima cosa.

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  5. In tutta sincerità io non guardo l'etichetta. Non guardo se è un romanzo di genere, se è una serie di frasi scritte su carta igienica o che altro :D Io leggo, e lascio che sia il libro a parlare per sé, a spiegare cos'è.
    Come ho citato nei commenti su, ho scritto due articoli sul cosiddetto "errore" e come esso sia una variabile, più che una costante. Ed è così che la penso. Se una cosa che solitamente è un errore, funziona, allora non è un errore. Che sia Infodump, cambio di pov, o come in questo caso, disuso della punteggiatura in alcune parti.

    Per ignoranza mia di certo, non ho ben chiaro cosa tu intenda con "scrittura trasparente". Se intendi "comprensibile", lo è dove deve esserlo, ed è caotica dove ci sta bene. NOn dico sia la "scrittura suprema e assoluta", ma non mi disturba affatto il suo modo di cambiare non solo le vicende, ma anche il modo in cui esse sono narrate :)

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  6. Nel romanzo di genere, la scrittura deve essere trasparente, elegante e mostrata.

    Mostrata nel senso che che segue lo "show, don't tell". E qui si inseriscono varie sottonorme (precisione, multisensorialità, scelta dei dettagli, concretezza, movimento e dinamicità, ritmo etc etc)
    Elegante nel senso che che deve evitare il superfluo e usare meno parole possibile per esprimere al meglio un concetto.
    Trasparente, invece, vuol dire che lo stile non attira l’attenzione su di sé. Il lettore vede scorrere davanti agli occhi le scene della storia e non si accorge delle parole. Le parole diventano trasparenti.

    La narrativa di genere trasmette sentimenti con la storia stessa e usa la scrittura come veicolo invisibile. Al contrario, nella literary fiction l'attenzione è puntata sulla scrittura. Tocca alla scrittura trasmettere sentimenti, e questo indipendentemente dal mostrare le scene della storia. Un po' come nella poesia. E come la poesia, la literary fiction è densa di virtuosismi e sperimentazioni tecniche.
    Insomma, la literary è una sorta di via di mezzo tra narrativa vera e propria e poesia libera.

    Da notare che qui si parla di stile della narrativa di genere e stile della literary fiction. ma una literary fiction può anche appartenere a un genere preciso (in genere psicologico, come nei flussi di coscienza senza punteggiatura). Parlavo della forma, non del contenuto. Certo che una literary difficilmente potrà essere horror o romanzo rosa, perché questi due generi trasmettono sentimenti tramite le scene mostrate. Se dico "pauroso" non incuto paura: devo mostrarlo. Poi va be', c'è chi ci prova.

    ne spesso dilaga nella literary fiction nel senso che l'attenzione si concentra sulla stramberia della scrittura. Il new weird deve manifestarsi nel "cosa", però, non nel "come".

    Non metto in dubbio che col romanzo ci stiano quelle parti strane, ma non sono da narrativa di genere. Ora, o Barone evita le escursioni nella literary, o la casa editrice lo inserisce in un'altra collana. La collana Wyrd è stata ideata per romanzi di genere new weird.

    Poi ripeto che a me il romanzo è piaciuto, ma ho dovuto fare un grosso sforzo per evitare di gettarlo dalla finestra. L'atmosfera la adoro, la storia è interessante. Lo stile è sicuramente voluto, e lo apprezzo. Ma ciò nonostante rimane terribile. Volontariamente terribile, ma uguale. La casa editrice ha sbagliato collana.
    E' accaduto lo stesso a G.L D'Andrea: lui stesso definisce il suo Wunderkind come sì horror, ma con la forma della literary fiction. La Mondadori lo ha messo in una collana di genere, e per giunta per giovanissimi. Mah...

    Ps: della stessa collana di Barone, il romanzo di Tarenzi è molto migliore. Intanto è scritto con uno stile da "narrativa di genere", poi Tarenzi scrive bene e la storia è molto originale e interessante. Poi, de gustibus...

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  7. Elegante, trasparente, mostrata... Ok, ma chi lo dice? :D

    Già queste costrizioni mi stanno strette :) non sono un fanatico dello Show don't Tell, non sono un fanatico del Pov fisso, non sono un fanatico anti-infodump,ecc ecc. Io credo che ogni tecnica (che sia normalmente bannata come errore o meno) possa trovare il suo utilizzo, se sta bene.

    Esempio, l'infodump. Sappiamo tutti che è un "errore", Ma. Poniamo il caso di un romanzo ambientato in età post-formazione. Prologo in forma di diario, con un infodump. Funziona? non lo so, ma potrebbe. E se funziona, chissene che è un infodump :D è sempre il risultato che conta, non i mezzi.
    Lo scopo della letteratura è narrare una storia, e servono necessariamente la trama (con tutto ciò che gli si addice) e lo stile. Se lo stile supporta la trama in un modo che funziona, benissimo. A chi importa che i libri di scrittura creativa dicono che è errore :D In fondo fino a cinquant'anni fa si scriveva in modo totalmente diverso, e fra cinquant'anni è facile che si cambi ancora.

    Ma ti faccio un altro esempio, con il cambio di Pov.
    Facciamo il caso (racconto di un autore che conosco, per un concorso) di una famiglia di esseri "superiori". Sono quattro fratelli, collegati fra loro dalla loro stessa essenza. In questo caso, il cambio repentino di pov da uno all'altro dei fratelli non rende l'errore, ma al contrario, mostra tramite lo stile un rinforzo al legame di coesione fra i fratelli :D

    Ultima cosa, la collana. Io non guardo la collana in cui è posto un libro, non me ne frega proprio! ^^ Ogni libro è fine a se stesso, ed è del tutto impossibile farlo rientrare in una collana. Ora, se l'editore sbaglia, a me che importa? Io non parto prevenuto: non dico "questo è un romanzo di genere" o "questo è un romanzo horror per ragazzi". Io leggo, e vedo cosa IL LIBRO mi dice. Sarà la lettura a dirmi che è un romanzo horror, pulp, noir, fantasy, di genere, literary fiction ecc. Ogni informazione precedente e successiva il libro è superflua :)

    Ps. Il Sentiero di Legno e Sangue è in wishlist ^^ spero di recuperarlo prima che i libri Asengard vengano ritirati dal mercato.

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  8. Nella narrativa di genere, lo stile deve essere funzionale alla storia. Quei tre obiettivi che ho elencato prima sono gli unici modi perché sia così.
    Se invece così non è, siamo nel campo della literary fiction.

    In un romanzo di genere lo stile deve essere, appunto, trasparente. Se per caso il lettore capisce che lo stile è bello, allora in realtà è brutto. Perché il lettore non deve neppure accorgersi delle parole: deve esser immerso nella storia e visualizzarla. Se il lettore si accorge dello stile, non si immerge.
    Nel caso di Barone, il lettore non si immerge perché pensa "oh che tecnica particolare! Oh che bella scrittura! Oh che originalità stilistica!"
    Stessa cosa i cambi di POV: disorientano e buttano il lettore fuori dalla storia, perché deve abituarsi al nuovo POV.
    L'infodump non funziona perché racconta qualcosa, che invece va mostrato. In più è un intervento arbitrario del narratore che butta il lettore fuori dalla storia. E' come se al cinema, durante una scena, appare il regista e ti spiega come funziona la società degli gnomi. Ma non me ne frega nulla! A me interessa immergermi nella storia!

    Riguardo ai cambi di stile nel tempo: no. I canoni della letteratura di genere sono sempre stati quelli e rinarrano sempre quelli. Ci saranno innovazioni, ma saranno tutte volte a migliorare la trasparenza, l'eleganza e il mostrato. Ad esempio, Saramago, che ha preso il nobel, ha inventato un nuovo modo di fare dialoghi. Un ottimo modo perché è più trasparente, più elegante e più mostrato. Ma siccome è innovativo, e quindi esce dall'ordinario, il lettore avrà difficoltà a leggere e si focalizzerà sulla stranezza della scrittura. In modo si perde il senso della narrativa di genere. Ma fra 100 certamente questa regola di Saramago verrà inclusa nei manuali. Ora no, è troppo presto. Ci vuole del tempo per assimilare certe regole e renderle usuali e diffuse.
    Ma se lo stile muterà allontanandosi dalla trasparenza, si sfocerà nella literary fiction.

    All'estero la letteratura si studia così, eh xD

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  9. Vedi? Non fai altro che dire "In questa etichetta si fa questo, in quest'altra si fa quest'altro". Esci dagli schemi autoimposti dall'editoria, e guarda il libro come fine a se stesso!

    Comunque, si vede che siamo in disaccordo su questo punto, quindi non ci ritorno: Tu sei convinto che le regole siano fondamentali e inscindibili, io credo che, se funzionano, gli "errori" aiutano a meglio caratterizzare una scrittura diversa.

    Ritorno solo sul punto della letteratura nel tempo. Tu dici che i canoni sono stati sempre quelli? Beh, vediamo...

    Manzoni, ne I Promessi Sposi, fa infodump, cambi di pov, stile molto meticoloso, e tanti altri errori che non vado ora a sviscerare.
    Lawrence, ne The Man Who Loved Islands, fa infodump, racconta invece di mostrare, scrive praticamente 3 discorsi diretti in tutta l'opera, e da delle opinioni dell'autore nel testo.
    Salgari, con Le Tigri di Mompracem (e tutto il ciclo di Sandokan), fa comportare i suoi personaggi in maniera poco coerente, e ha uno stile che spesso rallenta la lettura.
    Tolkien, ne Lord of the Ring, usa uno stile fin troppo aulico e fa descrizioni troppo lunghe.

    Ho citato solo quattro autori (e opere) per mancanza di tempo, ma credo di aver reso l'idea. Lo scrivere è in continua evoluzione, e queste regole che tu così saldamente difendi, fra qualche decennio saranno sorpassate o modificate. Lo dice la storia (ne parlo con sicurezza perché sto studiando lettere all'università, e di questo mi occupo :P).

    Ribadisco solo un'ultima cosa: Literary fiction, romanzo di genere, diario. A me non importa come il mondo chiami o definisca un libro. Io lo leggo fine a se stesso, e solo fine a se stesso do una valutazione. É come se cominciassi a scrivere un romanzo nuovo, dicendo "voglio scrivere un epic high fantasy con inflessioni nipponiche, un briciolo di wyrd e tecnologia steampunk". No, io comincio a scrivere un libro dicendo "Scrivo TITOLO". Non uniformo alla massa, perché ogni libro è diverso. É questo il bello :D

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  10. Ci vogliono secoli per assimilare una regola. Alcune regole della narrativa di genere derivano da insegnamenti dio Aristotele, altre sono state sviluppate tra il '700 e l'800. Per cui, ad esempio, Flaubert sapeva che mostrare è meglio di raccontare. Eppure spesso racconta per pagine e pagine. Non lo faceva per incoerenza, ma perché ancora non aveva sviluppato al forma mentale per mostrare bene e sempre.
    Stesso discorso per Saramago, che ho citato prima: fra cento anni quasi certamente tutti scriveranno come lui, ma ora non si ha ancor ala forma mentale per farlo. E' questione di abitudine, e spesso ci vogliono anni e anni.

    Le regole che ora difendo saranno sicuramente modificate, ma sempre per ricercare la trasparenza. L'obiettivo sempre quello è, solo che sia copriranno modi migliori per raggiungerlo.
    Ma se hai un altro obiettivo, non scrivi narrativa di genere.

    Comunque, tu sai già cosa scrivi pur senza conoscere queste definizioni, perché dipende tutto dal tuo obiettivo.
    E anche il lettore sa già cosa vuole, pur non conoscendo i nomi. Anche se non sapessi tutto ciò che ho scritto nei miei commenti, lo stile di Barone non mi piacerebbe lo stesso. Se a te piace vuol dire che gradisci la literary fiction. Non c'è nulla di male :)
    Io la odio invece xD
    De gustibus...
    Allo stesso modo per cui può piacere un libro di narrativa di genere scritto male e pieno di errori. C'è chi adora i libri di Moccia xD
    Bene, il lato tecnico-stilistico è oggettivo: o si scrive bene o si scrive male. Ma i gusti sono soggettivi. Mi piacerebbe che i fan di Moccia dicessero "lui scrive malissimo, ma mi piace lo stesso": sarebbe la verità.
    Allo stesso modo Barone scrive male (oggettivo), ma il suo romanzo mi è piaciuto lo stesso (soggettivo). Atmosfera, ambientazione e trama compensano.
    Idem Miéville: non scrive proprio bene. Anzi, fa un sacco di errori da dilettante, ma mi piace lo stesso perché compensa con l'enorme fantasia e i contenuti socio-politici molto interessanti.

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  11. Sono d'accordo con te, ma quello che cerco di dire è di passare al gradino successivo ^^

    Mi spiego: Tu dici Show Don't Tell. Benissimo, sono QUASI sempre d'accordo con te. Ma.
    Prendiamo un caso, in cui io stia descrivendo un duello di spada fra due personaggi. Lo sto descrivendo minuziosamente, mostrando le diverse stoccate, i fendenti, le parate, così come io le immagino, frutto della mia documentazione in materia. Arriva però un momento in cui il personaggio A attiva un suo potere di modificare il flusso del tempo, divenendo di colpo velocissimo. Il Pov è settato sul personaggio B, quindi cosa scriverò? Scriverò qualcosa tipo "A cominciò a tempestarlo di fendenti, a una velocità che B non era nemmeno in grado di immaginare".
    Tempestare è raccontare, non mostrare. Non ti mostro i singoli fendenti, ti dico solo che A sta attaccando con 3, quattro, o forse cinque fendenti, a una velocità impressionante. Per te è di certo un errore, per me no. Perché?
    Perché funziona, ecco perché :D Nel momento in cui cambio stile, e passo dal mostrato al raccontato, in concomitanza con un aumento di velocità, io rendo al lettore ciò che B sta vedendo, cioè una tempesta di fendenti, non i fendenti effettivi. Lo stile cambia, e con esso la situazione.

    Mi rendo conto che siamo entrambi abbastanza irremovibili su queste cose, per questo non continuo ^^ Era solo per farti capire come si potesse andare oltre il concetto di "errore", quando serve.

    Ps. Da come parli mi sembra quasi di sentire l'odiosa Gamberetta xD

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  12. o.O Non paragonarmi a lei.
    Cioè, io non sono né suo fan né suo detrattore. La critico per quanto riguarda la sua violenza nelle recensioni che arriva fino a insultare. E spesso esagera con i voti ( i miei 2 gamberi marci diventano 12 dei suoi xD). Però i suoi manuali sono buoni. Sì, pur sempre sintesi di altri manuali, ma non sono male. In più lei scrive bene e ha molta fantasia. Almeno, le ultime cose che ha scritto mi sono piaciute molto.

    Ma in generale, non sono né fan né anti: quando c'è da criticarla, lo faccio; quando c'è da lodarla, lo faccio. E' una persona, e in quanto tale non è solo brava o solo pessima. Grigia, né bianca né nera. E infatti lei non mi fa né caldo né freddo: sono neutrale [che bello, mi sento svizzero :D].

    Ps: il problema della velocità me lo posi anch'io. Nel mio romanzo ci sono parecchi combattimenti velocissimi. Ho risolto accelerando molto il ritmo e usando frasi brevi, ma comunque precise e mostrate. Ma se invece parliamo di velocità sovrumana, tipo flash, non so che dirti. Potrei dire che la velocità è tale da non poter permettere di vedere le mosse. Quindi, se il pov si trova su A, mostro B che sparisce e subito dopo riappare. E A col petto trafitto e pieno di ferite. Se A è il pov e non vede quelle mosse così veloci, non vedo perché debba vederle il lettore.
    In un romanzo avevo trovato la descrizione di un tavolino. In una parte parlava di un graffio non visibile a occhio nudo. Bene, e allora perché me lo stai dicendo? Vuoi descrivermi gli atomi, dato che ci siamo? xDxDxD e la scena è aggravata dal fatto che il narratore non fosse onnisciente. Mah...

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  13. Ovviamente, lascia stare gli errori di battitura e di fretta .-. mi odio quando scrivo troppo velocemente e senza guardare lo schermo .-.

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  14. La distinzione tra literary fiction e narrativa di genere è una nozione VECCHIA.
    Vecchia almeno di decenni.
    E' stato dimostrato (si veda il celebre "Storming the Reality Studio di Larry McCaffery: http://en.wikipedia.org/wiki/Storming_the_Reality_Studio) come la fantascienza e le avanguardie letterarie, soprattutto dagli anni '60 in poi, abbiano compiuto percorsi che tendevano sempre di più ad esplorare i medesimi territori, sia in termini di contenuto che in termini formali (sì, lo stile), fino praticamente a coincidere.

    Tra l'altro, l'idea che pre-esistano le etichette prima dei libri non ha senso.
    Esistono prima i libri, e DOPO si creano strumenti di analisi e descrizione dei medesimi.
    Descrittivi, non prescrittivi.
    Non esiste nessun modo giusto/sbagliato per raccontare le cose, soprattutto non ne esiste uno unico.
    Basta guardare "Le iene" e "Pulp Fiction" montate in maniera lineare.
    E' la stessa cosa? No.
    Tarantino si è posto il problema di "come andrebbe raccontata una storia"? Sì, e ha deciso di non farlo in modo tradizionale, perchè il risultato dal punto di vista del frutiore CAMBIA.
    Guardate "Memento" di Nolan e "Otnemem", la versione montata "dritta".
    Da lo stesso effetto? NO.
    Vedi sopra per Nolan quanto detto per Tarantino.
    NON è vero che esiste un "modo giusto" per raccontare le storie. Non tutti gli autori hanno il fine della chiarezza e dell'immediata comprensione.
    Dire che "il lato tecnico-stilistico è oggettivo" è falso.

    La distinzione in etichette è COMMERCIALE, non serve agli autori, ma alle tanto odiate case editrici che in qualche scaffale delle librerie devono metterceli, quei libri.

    Cazzo, quando usciva "Cheap Truth", la fanzine fotocopiata di una sola pagina creata da Bruce Sterling, i cyberpunk volevano la testa della generazione precedente, ma per fare qualcosa di nuovo.
    Da internet mi sarei aspettato che venisse fuori qualcosa di simile, invece vedo una generazione che vuole la testa di quella precedente (ed è giusto e sano) ma solo per far vedere che loro "stanno meglio al loro posto" perchè ne sanno di più. "Vogliamo il vostro posto perchè siamo più conformati, anzi perfettamente conformati".

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  15. Credo che purtroppo sia l'altra faccia della medaglia della rete.
    Da come avrai capito dai commenti, sono pienamente d'accordo con quello che dici, quindi non è il mio caso, ma questa è anche la generazione dei "tutorial sul web", dei tizi che si siedono al pc con un'identità fittizia (vedesi Nickname) e parlano come fossero professori universitari. É il caso, sebbene non mi piaccia far nomi, di Gamberetta e dei blogger troll nati con e dopo di lei.

    Per chiunque, nel momento in cui si legge un post lungo e farcito di termini tecnici (nonché citazioni di autori conosciuti e non, che fanno cultura), c'è l'impressione che si stia leggendo un qualcosa di assolutamente vero. E quindi c'è anche chi l'accetta come tale.

    Personalmente, credo che la letteratura sia una forma d'espressione, e come tale dev'essere libera da legami di forma e regole. Se funziona, allora va bene anche scrivere da destra verso sinistra, per quanto mi riguarda. La letteratura è seconda solo alla musica, ma soltanto perché questa passa direttamente al cervello, senza passare per le parole (o per le immagini, nel caso dell'arte figurativa).

    Grazie per aver commentato ^^

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  16. Be', ognuno ha le sue opinioni xD

    Comunque, all'estero questa distinzione non solo c'è ancora, ma si insegna a scuola. La mia migliore amica è stata un anno in Olanda con uno scambio culturale. Ha frequentato la scuola lì e nel libro di letteratura c'era spiegato tutto ciò che ho detto io. Che poi si insegna anche nelle università di mezzo mondo, che poi si studia anche nei manuali (molti dei quali scritti da autori affermati come VanderMeer, King e Stevenson). Notare che le regole dei manuali derivano sia dalle ricerche dei grandi autori, che di filosofi e psicologi. Alcune norme derivano da Aristotele e Orazio (riadattate). Altre derivano dagli studi di grandi psicologi. Ciò che ho scritto non l'ho certamente imparato sul web. Il punto è che lo stile non è un arte soggettiva, ma una scienza oggettiva. Poi si può anche pensarla in modo diverso, nessuno lo vieta. C'è gente che crede che mangiare rospi vivi faccia diventare immortali, figuriamoci xD L'importante è il risultato finale. Si può anche scrivere bene senza studiare tecnica. Ma si scrive bene seguendo quegli stessi precetti pur non conoscendoli. Io prima di studiare sui manuali non avevo una scrittura tanto diversa da ora, perché ragionandoci ero arrivato alle stesse conclusioni. Certo è che studiandole si risparmia tempo.

    Riguardo al fare qualcosa di nuovo: lo si fa nei contenuti. Per me lo stile più efficace è quello trasparente, e non solo per me. Poi, ripeto, ognuno è libero di scrivere come vuole. Ma non vedo perché complicarsi la vita quando esiste un metodo più efficace. De gustibus...

    Nessuno ti vieta di dire "la scrittura è arte, non deve avere regole! A me interessa sperimentare anche con lo stile bla bla bla" e scrivere: Il blasfemo messaggio che lo aveva condotto lì dalla stazione gli stava già orribilmente morendo in mano. Repellente macchia su un’oscena carta che fra pochi minuti sarebbe diventata ripugnante. Improvvisamente, Finch si voltò verso la porta, sicché la luce lunare rifletté un'incantata visione del suo volto con un dolce melodia che certo non sarebbe sparita al sorgere del sole. Era come un sole ubriaco.

    C'è chi dice sia uno stile evocativo, artistico, bello, sperimentale. A me sembra solo fuffa.
    Notare che il brano sopra è un imbruttimento dell'incipit di Finch di Jeff VanderMeer, è non ha nulla che fare con quello scritto sopra. VanderMeer scrive bene ;)

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  17. Michele però non puoi dire, riguardo a ciò che diciamo noi "ognuno fa come crede" e invece "non lo dico solo io" su quello che dici tu :D

    Ci sono diverse correnti di pensiero, ormai è assodato, ma il fatto di trovarti in linea con una delle due, non significa che oggettivamente sia quella migliore ^^

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  18. De gustibus non disputandum est U.U Ripeto: l'importante sono i risultati. Magari si può avere un ottimo risultato pur partendo da presupposti diversi. Fino ad ora non mi è mai capitato, però.

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  19. Michele: parli per assiomi, e gli assiomi sono per loro natura inconfutabili. Ma se io non condivido un assioma ("lo stile è una scienza oggettiva"; "Riguardo al fare qualcosa di nuovo: lo si fa nei contenuti."), automaticamente manca il terreno comune per discutere. Infatti tu ripeti gli stessi concetti, io non li condivido (e come me autori ben più importanti), e ognuno rimane sulle proprie posizioni; mi trovo d'accordo con Maurizio: "Ci sono diverse correnti di pensiero, [...], ma il fatto di trovarti in linea con una delle due, non significa che oggettivamente sia quella migliore."

    Buone letture e buona libertà di opinione a tutti.

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  20. Hahaha, infatti, i gusti sono soggettivi, non oggettivi ^^ Quello che dicevo è che, sebbene tu sia convinto che la tua visione è quella corretta, non puoi dire che è oggettivamente così.

    In fondo, se una delle due visioni delle cose fosse davvero oggettiva, l'altra non esisterebbe ^^
    Bella discussione, comunque ^^

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  21. Ps. Il mio commento (20) era riferito all'ultimo di Michele, non avendo ancora letto quello di :A: ^^

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  22. Io non ho mai sindacato sui gusti. Ho ammesso che Il Ghigno di Arlecchino mi piace anche se è scritto male. I gusti vanno al di là della tecnica, dello stile, dell'originalità. I gusti vanno al di là di tutto.
    Ad esempio, la Troisi non scrive bene. ma mi piace lo stesso, ho letto tutti in suoi libri e continuo a leggerli. E mi piacciono.
    I gusti sono insindacabili. Non critico chi legge Moccia: magari gli piace il sadomaso letterario, cavoli suoi. Ma che Moccia scrive male è vero.

    Continuo a ripete che importa il risultato, e questo deriva dai gusti. Se l'obiettivo di Moccia era vendere molto, ha raggiunto un ottimo risultato.

    Tornando al libro di Barone: scritto meglio avrebbe reso molto di più. Un'enorme occasione sprecata. Ciò nonostante, mi è piaciuto comunque. Appunto, nonostante lo stile, non certo grazie a quello.

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  23. Ciò a cui sto puntando, e credo anche :A: Non è che i gusti siano insindacabili, ma che il modo di scrivere lo è altrettanto.

    Al pari dei gusti, anche il modo in cui un autore decide di scrivere è libero, è pura espressione. Poi, che a TE non piaccia un modo di scrivere piuttosto che un altro, quello è un gusto ^^ Ma non è la verità assoluta che si debba scrivere in un certo modo. E non è che i gusti sono gusti solo finché si tratta di qualcosa che non ti piace, e non lo sono quando invece si parla di qualcosa che tu pensi sia oggettivo.

    Il concetto di fondo è che tutto è gusto, e non ci sono barriere che non possano essere infrante per esprimere un pensiero. Una barriera che molti ritenevano indistruttibile era l'utilizzo corretto della punteggiatura. Ecco, Barone l'ha aggirata questa barriera, utilizzando una forma senza punteggiatura laddove voleva esprimere uno stato di confusione, un flusso di pensieri. Lui l'ha fatto. Poteva farlo? Si. Funziona? Dipende dai gusti. A me è piaciuto, a te no. Fine. Nessuna regola oggettiva vieta di togliere i punti e le virgole, o di scrivere, che so io, al contrario. Chiunque può fare tutto. Che funzioni o meno, poi, dipende dai gusti del SINGOLO lettore.

    Ps. James Joyce, nell'Ulysses scrive senza punteggiatura. Oggi è considerato uno dei maggior autori inglesi, e proprio per quell'opera. Non è forse chi infrange le regole, chi cambia la visione della letteratura, a restare nella storia? :)

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  24. Dipende dagli obiettivi che ci si prefigge: vuoi puntare l'attenzione sullo stile o sulla storia? Le due cose non possono essere conciliate. Lo insegna la psicologia: quando l'attenzione si divide, non è una buona cosa. Molto meglio la concentrazione su un solo punto focale.
    Quelle parti sperimentali di Barone focalizzano l'attenzione sullo stile bislacco, e non sulla storia. Io non vedo più la storia, non sono più dentro al libro. Ma sono fuori, seduto tranquillo ad ammirare una scrittura bella e originale. Ma io voglio entrare nella storia, è questo il punto. E qui sta il gusto: se tu vuoi ammirare lo stile, ben venga. Ma a me non piace. A me Barone ha trasmesso solo "guarda come sono bravo! Sto togliendo la punteggiatura! E ti sto anche scaraventando fuori dal libro con un virtuosismo inutile e arzigogolato!"
    Per me lo scrittore bravo deve narrare una storia, non farmi vedere quanto è bravo a sperimentare con lo stile e a complicarsi la vita. Deve, invece, farmi vedere/sentire/toccare gli eventi narrati. Io invece vedo solo parole, e questo mi irrita.
    C'è invece a chi piace. C'è chi si immerge meglio con queste trovate, che io amo chiamare "fuffa". Be', buon per lui. Ma ogni libro ha il suo pubblico, non può essere diretto a tutti. Io come scrittore voglio essere il più efficace possibile nel narrare una storia al mio pubblico.
    E no, non è vero che si sceglie dopo: se scrivo un horror devo spaventare, se scrivo una favola no. Allo stesso modo, se scrivo un libro per un pubblico che ama la scrittura fine a se stessa, scriverò in un modo, se invece scrivo narrativa di genere, sceglierò un altro stile. Non si può partire senza una meta, o si rischia di scrivere horror che non spaventano, fantasy senza fantasia, storie d'amore freddissime. E questo vale anche per lo stile: devo sapere dove andare a parare.
    Barone evidentemente non si rivolgeva a me come pubblico, ma a gente con gusti diversi. E va benissimo. Ma secondo me, scritto bene, questo libro avrebbe potuto essere un capolavoro. Ora è solo fuffa. Può piacere la fuffa così come ad alcuni piace Moccia, ma non mi pare che qualcuno sano di mente possa affermare che Moccia scriva bene (puoi anche sostituire Moccia con la Meyer, se vuoi).

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  25. Ps: secondo me, la Asengard ha messo assieme Barone e Tarenzi per rivolgersi a entrambi i tipi di pubblico. Infatti Tarenzi segue molto più le regole a cui mi riferisco io, non a caso ha studiato con dei manuali. Che poi non li applichi alla lettera è un altro discorso, ma sicuramente ha un obiettivo diverso rispetto a Barone.
    E io preferisco di gran lunga Tarenzi.

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  26. Nel tuo lungo post (che tu l'abbia fatto volontariamente o meno), non hai fatto altro che darmi ragione :)

    TU non vedi più la storia, TU vuoi entrare nella storia, a TE non piace, a TE Barone ha trasmesso...^^

    Tutto ciò che hai detto è dettato dal tuo gusto :)

    Per la faccenda del "prima scelgo il genere e poi scrivo" non sono d'accordo. Io scelgo la storia, poi decido se voglio spaventare, se voglio intenerire, ecc. NON decido se è Horror, se è romance ;) E se anche non volessi deciderlo all'inizio, scriverei tranquillamente la storia, e poi alla fine vedrei cos'è uscito fuori. Anche qui ci sono tantissimi modi di fare, e nessuno è migliore di un altro :)

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  27. Certamente, ma si parte sempre con l'idea di cosa si sta scrivendo. Se scrivo un romanzo con vampiri assassini che sbudellano la gente, è ovvio che è un horror. Posso anche scriverlo senza saperlo, ma horror rimane. Causa ed effetto sono la stessa cosa. Quando si crea una storia essa già appartiene a un genere preciso, solo che ancora non è stato enunciato. L'esempio di prima: non sono partito con l'idea di scrivere un horror, ma con l'idea di scrivere un romanzo con vampiri sbudellatori, che è la stessa cosa. Una foglia verde rimane verde anche se la chiami rossa o non vuoi definirla.
    Se scrivo un romanzo con elementi fantastici non spiegati scientificamente è fantasy. Poi posso dire "prima scrivo la storia e dopo la classifico", ma sempre fantasy rimane. E lo è dall'inizio.
    Ovvio che ci sono tanti modi di fare e nessuno è migliore di un altro, ma non su questo punto. I modi di fare cambino sullo sviluppo della trama. io ad esempio creo la storia prima di scriverla. Già ora ho in testa tutto lo svolgimento della trilogia. E ho anche in testa tutta la storia di molti altri romanzo, correlati e non. Quando scrivo semplicemente cambio qualche idea, ma la base rimane. Quindi so fin da subito di che genere è il romanzo.
    C'è invece chi inizia a scrivere conoscendo solo l'inizio della storia, e poi crea il resto mentre scrive. In quel caso sì, si può partire senza sapere il genere.

    Riguardo ai gusti: rileggi meglio. Ti ho dato sia ragione che torto. Ad esempio, a me piace il gelato al cioccolato, a te alla vaniglia. Ma un gelataio che mi dà gelato alla vaniglia spacciandolo per cioccolato mi dà su i nervi. I gusti non stanno tra una tipologia di romanzo e un'altra. Ma nella stessa tipologia è oggettivo se un gelato è meglio o peggio dell'altro. I gusti possono farti preferire un gelato fatto con cioccolato scadente al posto di uno fatto con cioccolato pregiatissimo, ma il secondo rimane oggettivamente meglio del primo. Soggettività e oggettività sono piani completamente separati. Sempre assumendo un certo concetto di oggettività. Perché volendo potrei dirti che l'oggettività non esiste e che è tutto soggettivo. Ed è giusto. Ma io affronto l'oggettività e la soggettività relativa a certi canoni, non in senso assoluti. Tu puoi benissimo non accettare i miei canoni, ma a questo punto potrebbe anche esserci chi non accetta la scienza. Sempre lì siamo.
    E qui ritorno al punto di partenza: se l'autore voleva trasmettere la sua abilità nello scrivere e la sua originalità stilistica, c'è riuscito ed è stato bravissimo. Ma se i suoi obiettivi erano altri, ha fallito. Ciò non vuol dire che non mi sia piaciuto, perché mi è piaciuto. Ma secondo i canoni della narrativa, è scritto male. Tu puoi anche assumere altri canoni, ma allo stesso modo per cui esistono varie correnti nella psicologia. Ad esempio, c'è chi segue Freud e chi no. Se devo valutare la bravura di uno psicanalista, mi baserò su certi canoni, che certo non userò per valutare psicologi aderenti ad altre correnti. Ma prima di andare dallo psicologo, voglio sapere a quale appartiene.
    Tu ti incavoleresti se qualcuno ti spacciasse Twilight per horror, vero? Ma magari poi ti piace lo stesso (è un esempio, non linciarmi xD). Ecco, questa è la mia stessa reazione con Barone: mi è stato offerto qualcosa che non mi aspettavo e non volevo, ma non mi è dispiaciuta in toto.

    (scusa per il lunghissimo post, tra l'altro scritto mooooolto di fretta xD)

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  28. Comunque, mi sa che questa discussione è totalmente inutile xD Non facciamo che ripetere le stsse cose senza cambiare opinione xD Chiudiamola, va' xD Il mondo è bello perché è vario...

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  29. "Se scrivo un romanzo con vampiri assassini che sbudellano la gente, è ovvio che è un horror."
    No. Un sacco di libri prendono stereotipi "di genere" (di qualsisi genere) e li usano per raccontare altro: vedi Delany, Pynchon, Burroughs, Carter, De Lillo, Mc Carthy...
    Sul resto: "Ma io affronto l’oggettività e la soggettività relativa a certi canoni, non in senso assoluti. Tu puoi benissimo non accettare i miei canoni, ma a questo punto potrebbe anche esserci chi non accetta la scienza". Esatto, in epistemologia (cito Wikipedia...lo so, dovrei usare fonti più autorevoli, ma si fa prima): "un assioma è una proposizione o un principio che viene assunto come vero perché ritenuto evidente o perché fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento."
    Tu insisti che le tue premesse siano inconfutabili, io ti dico che non è così: non sono "vere" Sono premesse: SE prese per buone, ne conseguono ncessariamente dei postulati, altrimenti no.
    "vuoi puntare l’attenzione sullo stile o sulla storia? Le due cose non possono essere conciliate."
    Anche qui: lo dici tu. Le due cose possono essere conciliate, si chiama complessità.
    Again: non c'è base per un confronto, dato che si parte da assiomi diversi.

    Ha ragione Maurizio: si è un po' in un loop in cui si ripetono le stesse cose. Se vince chi ha l'ultima parola, la cedo volentieri.

    p.s. Luca Tarenzi è mio amico, e ti posso garantire che quanto dici relativamente al fatto che "ha studiato sui manuali" è TOTALMENTE FALSO.

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  30. :A: lessi un suo commento in cui diceva il contrario. Probabilmente mi ricordo male xD Dovrei ricontrollare. Era un commento sul blog della famigerata Gamberetta .-. ma tipo che l'ho letto mesi e mesi mesi fa xD

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  31. Ah, ovviamente, se mi ricordo male, me ne scuso. Ma comunque, pur non studiando con dei manuali, arriva a deduzioni molto vicine. Non è che si discosti molto, eh.

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  32. Non c'è il minimo problema, Michele. te lo dicevo solo per amore di precisione. Siamo tutti mega-tranqui. :-)

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