mercoledì, settembre 21, 2011

Recensione: Tartarughe Divine - Terry Pratchett


Tartarughe divine è probabilmente uno dei più bei libri fantasy che io abbia mai letto. Un romanzo che mostra come vada fatta la critica: non mostrando davvero e in piena luce, ma lasciando intendere con altrettanta chiarezza a cosa si allude.
Come sempre, comunque, partiamo dalla trama:

"Brutha è il Prescelto. Il suo dio gli ha parlato, sebbene, ehm, sotto forma di tartaruga. Brutha è un ragazzo semplice. Non sa leggere. Non sa scrivere. È bravino a coltivare i meloni. E i suoi desideri sono pochi e ragionevoli. Vuole rovesciare una tentacolare Chiesa corrotta. Vuole evitare un'orribile e sanguinosa guerra santa. Vuole fermare la persecuzione di un filosofo che ha avuto il coraggio di suggerire che, contrariamente al dogma della Chiesa, Mondo Disco fluttua veramente nello spazio sul dorso di una gigantesca tartaruga (*). Lui vuole la pace, la giustizia e l'amore fraterno. Lui vuole che la Quisizione smetta di torturarlo adesso, per favore. Ma soprattutto ciò che vuole davvero, più di ogni altra cosa, è che il suo dio elegga un altro Prescelto...

(*) Il che è vero, ma la Quisizione non ha nessuna intenzione di ammetterlo…"



Tartarughe Divine, si diceva, è un romanzo di critica. Critica la religione, ma non solo. Critica l'uomo che segue i dogmi per sentito dire, perché va fatto, perché è così che va il mondo. Critica l'istituzione religiosa, e come questa si allontani dall'ambito spirituale per attaccarsi a quello temporale. Ma più di tutto, critica il concetto di divinità.

Lo stile è quello classico di Pratchett. Scivola perfettamente, lasciando al lettore la voglia di proseguire senza sosta. Il testo è farcito di umorismo, più maturo e ragionato di quello presente nel ciclo di Scuotivento.

I personaggi rappresentano i diversi aspetti della vita religiosa, dal più umile e vero credente al dio, passando per gli esorcisti, agli assetati di potere, agli atei e a chi non dà importanza a tutta la questione divina. Brutha, in particolare, è un personaggio vivissimo e in un certo senso didattico. Seguendo il suo personaggio potremmo definire Tartarughe Divine un romanzo didascalico, che conduce per mano il giovane sprovveduto (ma umile come nessuno) versi la rivelazione del vero spiritualismo.
Vorbis, invece, da buon antagonista rappresenta l'assetato di potere. Eppure mai si capirà davvero se egli agisce in nome di Om (o meglio, credendo di seguire il suo volere), o se fa ciò che vuole usando il dio come copertura. Da questo punto di vista è un personaggio ambiguo. Non per questo meno malvagio, ma di certo umano. Forse il più umano fra tutti.
Infine c'è Om. Il dio tartaruga rappresenta il vero spirito del romanzo. Om critica con la sua stessa esistenza la struttura divina che i popoli hanno generato nel tempo, con un semplice asserto: "sono gli dèi ad aver bisogno degli uomini, non viceversa". Allo stesso momento, sono gli uomini a creare gli dèi, a renderli potenti, temuti. Se nessuno credesse in loro, essi svanirebbero.

Tartarughe divine è un romanzo che tiene la tensione fino alla fine, non abbassa mai il suo livello. Il finale è pura poesia: racchiude in sé la forza dell'uomo, ciò che l'uomo può essere e ciò che invece non è diventato ancora. La degna conclusione di un bellissimo romanzo, che lascia l'amaro in bocca solo perché è terminato e non c'è più nulla da leggere.



Maurizio Vicedomini






Share this Post Share to Facebook Share to Twitter Email This Pin This

0 commenti:

Posta un commento

Contatti

Web:

www.mauriziovicedomini.com

rivistagradozero.wordpress.com

shadowfell.mauriziovicedomini.com

E-mail:

mauriziovicedomini@gmail.com

shadowfell.editing@gmail.com