mercoledì, luglio 04, 2012

Diario di metà anno

Qualche giorno fa, facendo un paio di calcoli che proprio non mi va di fare, è finita la prima metà dell'anno. Ci pensavo da un po', ma l'esame di ieri - tra parentesi superato - mi ha impedito di buttare giù qualcosa per l'occasione. Non che sia importante l'evento in sé, dato che io non tengo nemmeno a compleanni e festività, ma se guardo a ciò che ho fatto in soli sei mesi, mi sembra passato troppo poco tempo.

Parliamoci chiaro: ho cominciato a cercare la pubblicazione solo l'anno scorso. Nel 2011 ho pubblicato quattro racconti in antologie, sono salito sul podio di un concorso e ho pubblicato - sempre dei racconti - su due portali. Per uno che ha sempre scritto nel chiuso della sua stanza, senza mai studiare scrittura, è una bella soddisfazione.

Perché sfatiamo un mito: in vita mia, ancora adesso, non ho mai letto un solo testo di scrittura creativa. E sinceramente non ne sento il bisogno. Non perché sia chissà quale maestro, ma solo perché ho seguito una palestra diversa. Mi sento in grado di apprendere e migliorare dai libri che leggo. So quale stile mi garba di più e quale no, e punto a scrivere un qualcosa che io leggerei con piacere. Non credo serva altro per scrivere bene (oltre, naturalmente, a tanto, tanto esercizio).
Ovviamente conosco la grammatica, e mi ha aiutato il fatto che leggo da quando ero in fasce, praticamente.
So che molti direbbero "Non si può scrivere bene senza studiare", ma non credo che la scrittura sia una di quelle discipline che si impara solo studiando. Ci sono persone che apprendono dai libri, e persone che apprendono dal campo, con l'esercizio. Io ritengo - a ben dire - di appartenere a questa seconda categoria.

E nel solo 2011, sul campo, ho fatto passi da gigante. Non c'è bisogno che me lo dica qualcuno, quando posso leggere i miei scritti del 2010 e trovarli rivoltanti, così come oggi trovo molti difetti negli scritti dell'anno scorso.
Tornando un po' nel tema del post, ho meravigliato me stesso con ciò che sono stato in grado di fare nel 2012. Non prendetela come un vanto, ma più come una confessione. Sono certo che se ci riprovassi non ci riuscirei, e non ho idea di come diavolo ci sia riuscito.
Perché, ragazzi miei, alla fine di quest'anno salvo ritardi avrò pubblicato tre libri.
Vi rendete conto? Tre libri, io che non ne avevo pubblicato nessuno. E a questi aggiungo tre racconti già pubblicati e altri tre in dirittura d'arrivo.

Myrddin di Avalon, il mio primo libro. Ormai lo conoscete, vi ho fatto una testa enorme a furia di postare recensioni, segnalazioni e via dicendo. Myrddin era un libro inatteso. Scritto per una pubblicazione e-book che non è andata in porto (per via del fallimento del progetto prima che potessero arrivare i contratti), è passato di mani in mani fino a Marco Milani e alla sua Edizioni Diversa Sintonia. Lui lo legge, e da "Sono un tipo rognoso sui testi" passa a "Qua non c'è molto da rognare". Sinceramente non me l'aspettavo. Il racconto lungo era scritto sì con convinzione (dopo un mesetto di documentazione serrata) ma non pensavo potesse essere qualcosa di davvero buono. Eppure alla fine è uscito e... ne sono davvero soddisfatto. Non c'è stato un solo parere negativo fra quelli che l'hanno letto, e le recensioni sono tutte più che positive. Su aNobii e Goodreads è fisso su quattro stelle, votazione condivisa da quasi tutti quelli che ce l'hanno (più alcune cinque stelle).
Insomma, l'esperimento mi ha dato una bella soddisfazione e mi ha permesso un approccio al pubblico di tutto rispetto. Ed è uscito solo a febbraio.

"Non hai pubblicato nient'altro, no?" direte voi. E avete anche ragione. Però in questi giorni ho completato l'editing de Il Richiamo della Luna Oscura, ricevendo diversi complimenti dall'editor, e ho cominciato proprio ieri a contro-editare una parte de Il Patto della Viverna. Se a contratto firmato la pubblicazione mi sembrava ancora distante, ora che ci sto lavorando li sento vicini, sento che i libri sono pronti a venir fuori.
E questa volta non si tratta di un esperimento. Non è un racconto di sessanta pagine come Myrddin. Sono un romanzo a racconti che ho costruito fra allegorie e simbolismi e un romanzo più classico, ma sempre con un "secondo fondo" da interpretare. Sono lavori più profondi, più grandi di Myrddin. Sotto un certo punto di vista sono un livello superiore, quindi una nuova sfida da affrontare per farmi leggere. E sebbene io sia convinto che ci troviamo su un piano più alto, i lettori potrebbero non pensarla così. È come se - passando a un diverso livello - avessi cancellato Myrddin, ritornando a essere un esordiente. Un duplice esordiente, vista la situazione.

Poi c'è la questione carta. Stavolta non uscirò solo in digitale, che per quanto sia una pubblicazione di tutto rispetto, mi dà ancora il senso di lontananza. La differenza fra e-book e pdf creato da word non è poi così tangibile. Invece guardare nella propria libreria, e scorgere Maurizio Vicedomini fra nomi illustri che hanno allietato le mie sere dovrà essere una sensazione unica.
Per ora devo solo aspettare. Per fortuna che c'è Nadia: per il mio compleanno mi ha regalato una "cassetta" a forma di libro, realizzata in casa e su cui ha disegnato una copertina di fortuna e scritto il mio nome. Così in libreria ho un mio libro già ora, anche se di legno.

Non mi resta che attendere e continuare a lavorare. Ormai la salita - per quanto impervia - l'ho cominciata. E non ho alcuna intenzione di fermarmi.
Non ora, che sto per lasciare il primo gradino.

Maurizio
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9 commenti:

  1. Solo una cosa: lo "show, don't tell" non prevede frasi corte. Si possono anche formulare frasi lunghissime sempre mostrando, sono cose non correlate xD

    Ah, carina la cassetta di legno! ;D

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  2. Lo so che non lo prevede, e per questo "in via generale" lo SdT è da seguire. Però ci sono persone che estremizzano pur di sembrare tecnici e non ne capiscono il senso. Ho letto cose tipo:

    "Si alzò. Si toccò la guancia con la mano. C'era qualcosa di strano, ma cosa? Si voltò. Guardò fuori dalla finestra."

    Ovviamente ho inventato, però davvero molte persone scrivono così per enfatizzare quanto letto sui manuali ^^ Poi ripeto, ci sono persone - magari tu sei fra queste - che trovano istruttivo un manuale e lo utilizzano a "buon fine" (quindi niente telegrafo. Stop :P), nulla da eccepire ^^


    Grazie, riferirò all'artigiana in questione :P

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  3. Gente che scrive in quel modo è meno tecnica di quanto possa pensare in quanto palesemente non sa gestire il ritmo. Scrivere un romanzo solo con periodi brevi rende la narrazione noiosa e monotona, appiattisce le scene e distrugge i climax e ogni sentore di tensione. In pratica vengono danneggiate sia le parti che dovrebbero essere lente che quelle che dovrebbero essere veloci (che non emergono più e non si differenziano).
    Il ritmo va scelto e cambiato a seconda della scena e seguendo il l'alternarsi di climax e anticlimax. Un ritmo veloce con frasi molto brevi è adatto per le parti realmente più veloci (un combattimento ad alta velocità, un inseguimento, una sparatoria, un colpo di scena improvviso, un momento di tensione in cui l'adrenalina spinge ad agire in modo frenetico...) e per quelle in cui si vuole enfatizzare l'ansia o il nervosismo o il dolore del personaggio. Ad esempio, gli impulsi nervosi acuti sono velocissimi, per cui "dolore allo stomaco" rende meglio di di "il dolore le dilaniò lo stomaco"; poi dipende dal tipo di dolore (istantaneo o duraturo, generalizzato o localizzato, acuto o grave) e dalla sua conseguenza (il dolore continua a sentirsi sempre nella stessa zona o si diffonde? E ha altre conseguenze come ad esempio dei conati?). La scelta di un giusto ritmo contribuisce, assieme a un lessico adatto, a mostrare bene il dolore specifico senza impelagarsi in soluzioni farraginose e forzate.
    Per la parte che ti sei inventato non ha senso imporre un ritmo come quello: sarebbe più sensato usare un ritmo più lento con periodi più lunghi. I periodi brevissimi sono ottimi in determinati casi e dannosi in altri.

    La norma dell'eleganza impone di esprimere bene i concetti nel minor spazio possibile, e di certo vanno evitati aggettivi astratti e avverbi pleonastici. Inoltre lo scorrere del tempo va mostrato, per cui usare gli avverbi di tempo 9 su 10 è superfluo. Ma ciò non vuol dire scrivere solo frasi brevi e imporre solo un ritmo veloce. Lo SDT porta a prediligere la coordinazione alla subordinazione, ma ciò non vuol dire usare il punto fermo senza criterio alcuno: la virgola, il punto e virgola, i due punti e le congiunzioni si offendono! E comunque la subordinazione, non deve mica essere abolita: quando necessario, va usata.

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  4. "Si alzò e si toccò la guancia. C'era qualcosa di strano, ma cosa? Si voltò, guardò fuori dalla finestra." ---> già è meglio. Non buono, ma meglio di prima decisamente sì. Si può rallentare ancora il ritmo inserendo altre informazioni sensoriali, purché però siano funzionali alla narrazione o alla descrizione del "dove" (immersione) o per delineare meglio il personaggio (immedesimazione). Ovvio che tali informazioni sensoriali andranno inserite in movimento.
    E ancora, al posto di dire solo che guardò fuori dalla finestra, si potrebbe aggiungere direttamente cosa vide, allungando così la frase (ma eliminando il verbo "guardò" in quanto superfluo e distante in senso di penetrazione psicologica, cosa che stona con la domanda "c'è qualcosa di strano, ma cosa?" che invece è molto immersa nella testa del personaggio).

    Ovvio che, nel caso di dubbio, va scelto sempre il male minore. Gli avverbi di tempo vanno evitati perché sono superflui e pleonastici, forzano e "raccontano" l'andamento del tempo. "Si voltò e poi guardò fuori dalla finestra" è sbagliato perché, mentre si legge, il tempo sottinteso da "poi" è già passato. Però se si sta scrivendo una scena che richiede un ritmo medio/medio-lungo/lungo, uno strappo alla regola lo si può fare e quindi si può mettere l'avverbio di tempo per rallentare il ritmo. Però questo senza esagerare ("nell'istante successivo" è orripilante!) e facendolo una volta ogni mille mai e solo in situazioni di emergenza.
    Poi tutto dipende dalla scena, dal paragrafo intero. Bisogna essere flessibili e usare le regole come un punto di partenza e non di arrivo.
    Applicare sempre e comunque le regole non porta bene: bisogna saper fare delle eccezioni, anche se rare e solo in determinati casi. Ad esempio, se devo descrivere un macchinario molto complesso mostrare porta con sé il rischio di rendere difficoltosa la lettura. In tal caso meglio raccontare. Ma deve essere un caso, l'eccezione, non certo la regola. Una volta ogni tanto va bene, ma non spesso. Ci vuole molto allenamento per imparare a a non esagerare né in un senso né nell'altro e quindi a tener conto sia del globale che del particolare. Purtroppo, studiando tecniche narrative, si tende a dare molta importanza al particolare e a trascurare il globale. Col tempo e con l'esperienza si impara...

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  5. Ahahahah Miché ma io lo so :P Ti ho fatto l'esempio per spiegarti cosa intendevo. 'Sta gente che scrive così - quando gli fai notare che scrive lunghe liste della spesa - ti rispondono "dovresti studiare un manuale, questo è lo Show don't Tell".

    Purtroppo molti prendono i manuali come "lo leggo e diventerò un ottimo scrittore senza leggere e senza aver mai scritto prima", senza tenere conto che - per chi sono utili e per chi no - senza l'esperienza e il sangue su carta non si va da nessuna parte ^^

    Più che altro ti volevo specificare che - mai come stavolta - non ho fatto invettive contro i manuali :P Mi interessava solo specificare che non sono nel mio stile, non mi aiuta leggerli ^^

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  6. Rispondigli: "nei manuali ci dovrebbe essere anche un capitolo dedicato al ritmo" ;)

    Anyway, l'importante sono i risultati!

    P.S. scusa, mi sono lasciato prendere dalla foga e ho specificato troppo xD

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  7. Mi segno la risposta! :D

    Nessun problema, anche se non del tutto pertinente con l'argomento del post è sempre interessante (o almeno dovrebbe esserlo per i frequentatori di un blog letterario come questo xD) leggere info riguardo stile e scrittura ;)

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  8. Ecco, tornando IT, non vedo l'ora di sapere di più su "Il Richiamo della Luna Oscura". "Myrddin" lo leggerò dopo l'orale della maturità (lunedì D:) assieme a "Muses" di Francesco Falconi e a "Tanit" di Lara Manni (evitiamo polemiche per averla citata: a me interessa il romanzo). E poi dovrei completare la rilettura de "Il Raccoglitore di Anime" di Alan Campbell, dato che vorrei recensirlo prima o poi.

    Anyway, direi che questa prima metà anno ti è andata molto bene, almeno in campo letterario :)

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  9. Allora ti terrò informato :P Mi raccomando, appena leggi Myrddin fammi sapere, tanto si legge in una giornata XD

    In bocca al lupo per l'esame! Anch'io causa esami sto rimandando le letture :( Ho il ciclo di Hyperion di Simmons, La Stirpe del Vento di Graziani, Nessun Futuro di Milani e Il Nome del Vento di Rothfuss xD Non vedo l'ora di poter tornare a leggere xD

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