martedì, luglio 24, 2012

Recensione: Nessun Futuro - Luigi Milani

Oggi recensisco - dopo tantissimo tempo, lo devo ammettere - un libro che esula dalle mie normali letture. Si tratta del romanzo-backstage di Luigi Milani, Nessun futuro, pubblicato dalla Casini Editore (ora Art of life).
Diamo uno sguardo alla trama:

Nessun futuro è un romanzo a cui la categoria di romanzo va  stretta. Lo si potrebbe chiamare romanzo/backstage, visto che descrive una storia che si svolge negli ultimi mesi del 2001, in cui però si affaccia mezza storia del rock, dai Beatles al fantasma di Jim Morrison alla urban legend della "finta morte" di certe rock star, da Paul McCartney a Elvis a Michael Jackson, o proprio a Phil Summers, il protagonista "sotterraneo" del libro.

Ma in realtà Nessun futuro sfugge a qualsiasi classificazione: come il vero rock, in fondo. E come il vero rock, trascina il lettore con sé e lo trasporta nel suo mondo. Lo fa attraverso l’io narrante, Kathy Lexmark, giornalista televisiva ultratrentenne, con un divorzio alle spalle e un futuro professionale quanto mai problematico. E lo fa lasciando aleggiare sempre sullo sfondo la sensazione che stia per succedere qualcosa, e poi qualcos’altro, e poi ancora qualcos’altro, in un crescendo vorticoso di suspense e adrenalina.



 Questo libro è sorprendente, nel bene o nel male, nel puro senso del termine. Mi spiego. Prima di tutto si apre con una narrazione in seconda persona - giustificata dall'argomento - per poi passare alla più tranquilla in prima.
Poi la trama stessa: non sono riuscito a capire - durante la lettura - dove si volesse andare a parare. Il reportage di Kathy su Summers lo vedevo come obiettivo finale, eppure a circa metà libro va in onda, e perdo un po' il senso della narrazione. Ci allontaniamo del tutto dal mondo del rock e dal passato della rockstar, per immergerci del tutto nella vita della giornalista. In un certo senso questo romanzo ha due parti (più un epilogo). La prima in cui è Phil Summers - anche se non fisicamente - il protagonista della storia, la seconda è invece Kathy e la sua vita. L'epilogo (più il capitolo precedente, in realtà) funge da connessione fra le due cose.
Sorprendente, dicevo. Di sicuro lascia spiazzato questo continuo cambio. In alcuni casi - e in particolare il cambo da seconda a prima e il trovarsi a metà libro senza sapere cosa aspettarsi - la sorpresa è piacevole e invoglia alla lettura.
Devo dire però che alcuni punti, e qui mi riferisco a capitoli che definirei "filler", come l'incidente e l'incontro con il messicano, mi hanno lasciato un senso di vuoto, come se non sapessi perché sto leggendo quelle pagine.

Comunque il libro è scritto molto bene, e dà un grande senso di veridicità. A libro finito ho cercato su google Chaos Manor per vedere se esistevano davvero (magari era una mia ignoranza). Ho riscontrato nel gruppo diversi elementi di altre scissioni, come il fattore Yoko, citato all'interno dello stesso libro, o i dissidi fra i membri, che m'hanno ricordato - dolorosamente - la scissione del mio gruppo preferito, i Pink Floyd.
Ultimo appunto lo lascio per Phil Summers, il co-protagonista invisibile. Il fattore leggenda riconduce di certo a Elvis, ma l'insieme delle informazioni sul suo comportamento mi hanno ricordato il Re Lucertola, Jim Morrison.
Devo dire, però, che quando alla fine - senza anticipare nulla - c'è la descrizione di un pezzo cantato da lui, viene mostrata una voce riconoscibile, quasi unica, con un sospiro iniziale. Dite quello che volete, io ho pensato al grande, Jeff Buckley e alla sua cover di Hallelujah. L'insieme di tutti questi riferimenti mi ha fatto apprezzare decisamente il personaggio.

A fine recensione, però, mi accorgo di dover aggiungere una cosa. Appena chiuso il libro, steso sul divano con il mio cane lupo a leccarmi la gamba, m'è venuta la voglia irresistibile di ascoltare una canzone. E non è di Jeff, né dei Pink Floyd, né di Elvis o dei Doors. È di un gruppo il cui cantante è vivissimo (da quel che so). Non ho idea del perché mi sia venuta in mente, ma sentivo che era la chiusura giusta per il libro. Forse sì, forse no, chissà. Intanto però la condivido con voi.



Maurizio
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