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sabato, dicembre 28, 2013

Sproloquio di fine anno (universale)

Sproloquio di fine anno (universale)


No, non temete. Questo non è il solito post che ringrazia tutto e tutti per l'anno passato o - in caso inverso - che elenca le sfighe.
O forse sì, non lo so.
Abbiate pazienza: mentre scrivo questo articolo è il 25 dicembre, ho appena finito di studiare tutto il pomeriggio con l'influenza nelle ossa. E non faccio altro - influenza a parte - da sei mesi. Insomma, se esco un po' di testa e dico quattro fesserie, non fateci caso.

lunedì, dicembre 09, 2013

Pubblicazione antologia Chrysalide

Pubblicazione antologia Chrysalide

Eccoci!
Da pochi giorni è uscita l'antologia targata Mondadori che raccoglie i cinque vincitori del concorso Chrysalide per racconti. Potete trovarla su moltissimi store, fra cui Amazon e Bookrepublic, ad esempio, in download gratuito.
All'interno, qualora vi fosse sfuggito, troverete anche il mio Senzanome, che non è un errore di battitura ma il titolo del racconto.

venerdì, novembre 01, 2013

Vittoria al Premio Mondadori Chrysalide

Vittoria al Premio Mondadori Chrysalide

È passata un'ora e mezza, credo di aver recuperato calma a sufficienza per poter scrivere questo articolo. Passerò sull'attesa snervante, la certezza di perdere ma la speranza di leggere il mio nome. Passerò sul numero a due cifre di volte che ho riletto "Maurizio Vicedomini" quando - per intuizione - ho lasciato perdere la pagina Facebook di Chrysalide e sono "volato" su quella Twitter. E passerò anche sul senso di decenza che mi ha impedito di spaccare i vetri con le urla. I miei "Yeeeee" risuonavano per la rete, più che in casa, e mi fa ancora male la mascella. Credo di aver preso una sorta di paresi temporanea. Rido ancora, mi scambieranno per il Joker.

Comunque ho vinto. Sezione fantasy: Senzanome - Maurizio Vicedomini.

Somnial

Somnial

Correva l’anno 46 della Nuova Era, e Galathian viveva il suo periodo di maggior splendore. La città era governata dai Somnial, maghi in grado di agire sulla realtà attraverso i loro sogni. I maghi, vulnerabili nel loro sonno, venivano vegliati dalle Sentinelle in modo che non fossero attaccati nella realtà. Ma la pace e la prosperità erano destinate a non durare in eterno, poteri occulti e intrighi stavano per colpire Galathian.

giovedì, ottobre 17, 2013

Finalista al concorso Chrysalide Mondadori

Finalista al concorso Chrysalide Mondadori

Salve a tutti!

Oggi vengo a parlarvi di una piccola soddisfazione personale. Come molti di voi sapranno, Mondadori - in particolare la collana Chrysalide - aveva indetto un concorso per racconti su cinque categorie. Ieri, 16 ottobre, sono uscite le nomination per i cinque finalisti per ogni categoria, e il mio "Senzanome" risulta fra i finalisti per la sezione Fantasy!

C'è ancora la finale, che avrà luogo al Lucca Comics (dove NON potrò esserci, quindi se scoprite qualcosa perché siete lì... fatemi sapere per email!). Ma posso dire senza rimorsi che è una bella soddisfazione essere arrivato fra i 25 finalisti su oltre 700 partecipanti. Alla fine è pur sempre un concorso Mondadori.

Trovate l'elenco dei finalisti qui: Chrysalide

Ci sentiamo a breve,
Maurizio

martedì, agosto 20, 2013

Esiste un confine?

Esiste un confine?

Un post - spero breve - nato probabilmente dalla mente fusa dallo studio universitario.
Poco fa stavo suonando la chitarra, e mi sono ritrovato a pensare alle canzoni che ho scritto. Non sono mai stato un grande musicista, ma sono canzoni leggere, rock ballad acustiche, che si fanno ascoltare.
Ne ho scritte molte, penso una quindicina, ma di "serie" solo 5-6, le ultime.
Poi c'è la canzone che ho scritto per la mia ragazza, un paio d'anni fa. Ci ho messo tutto l'impegno, tutto me stesso, e alla fine è uscita una piccola perla.

Il problema è che da allora non ho più scritto canzoni.
Non è che ci provo ma non ci riesco. Non mi viene proprio l'idea, la voglia, di sedermi a comporre. Nel profondo sento di aver dato forma alla canzone più "alta" che sarò mai in grado di creare, sento che nulla fatto con le mie mani - in ambito musicale - potrà mai superarla. Ed ecco che - senza blocchi o cose simili - la mia mente passa ad altro, come se fosse ovvio, come se non avesse senso scrivere nuove canzoni.

E allora la domanda sorge spontanea. È un limite? Esiste un punto oltre il quale sappiamo di non poter andare, oppure è solo l'aver trovato un'arte che può dare maggiori frutti - nel mio caso la scrittura - ad aver fermato il processo di miglioramento nella musica?
Non lo so, ci ho pensato solo ora e sono perplesso.

Non voglio credere che esista un'opera che non possiamo superare. Se così fosse, starebbe a significare che abbiamo un margine di apprendimento e miglioramento limitato, oltre il quale ci è impossibile andare.
Eppure un po' penso a Dante, dopo anni e anni passati sulla Commedia. Se fosse vissuto ancora un po' avrebbe pensato di poter fare di meglio?
In quel caso, io credo di no.

Maurizio Vicedomini

domenica, luglio 21, 2013

Bruce Lee e il manifesto sulla scrittura

Bruce Lee e il manifesto sulla scrittura

Come alcuni sapranno, ieri 20/07/2013 è stato l'anniversario per i 40 anni dalla morte di Bruce Lee. Per celebrarlo hanno mandato uno speciale chiamato "Io sono Bruce Lee". Nulla di nuovo, nulla che non abbia già sentito in precedenza. Tuttavia una differenza c'era: io, nel frattempo, sono cambiato. Nel frattempo ho maturato idee molto più personali sulla scrittura, su cosa sia, su cosa significhi davvero per me. Ed è paradossale come, sentendo parti di intervista di Bruce Lee, io abbia ritrovato con esattezza quelle idee.

Bruce praticava, facendo attenzione alla parola, il Jeet Kune Do. Ma esso non era una disciplina marziale. Non era un qualcosa che poteva essere insegnato come uno stile qualunque, come il Karate, il Taekwondo, il Kung Fu, lo Judo. Il Jeet Kune Do era la forma d'espressione propria di Bruce Lee e di nessun altro. Ciò che Bruce poteva insegnare era l'idea che era alla base del JKD, non la sua forma finale. Quella era modellata sul singolo artista marziale.
Ed è lampante, alla luce di questo, quanto sia ridicolo trovare palestre di JKD, poiché viene cristallizzato come uno stile, ciò che Bruce Lee aveva rigettato sin dal principio.


Ma cosa c'entra tutto questo con la scrittura?
Basta fare un po' di sostituzioni. Tralasciate che si parli di arti marziali, e immaginate che si stia parlando di scrittura. Il manifesto sulle arti marziali di Bruce Lee è probabilmente coincidente con il mio manifesto sulla scrittura.

Trascriverò di seguito alcuni passaggi importanti da un'intervista. Per chi vuole, c'è anche il video.

BL: Può sembrare eccessivamente filosofico, ma si può recitare recitando o recitare non recitando. [...] È una combinazione di entrambe le cose. Da questa parte c'è l'istinto, da quest'altra l'autocontrollo. Bisogna unire le due cose in modo armonioso. Se esasperi una sola delle due, sarai poco razionale, se eccedi nell'altra diventerai un uomo meccanico, non più un essere umano. Occorre bilanciare entrambe in modo armonico. In questo senso non esiste la naturalezza pura o la pura innaturalezza. L'ideale è una naturalezza innaturale o un'innaturale naturalezza.

INT: Lo Ying e lo Yang.

BL: Esattamente.

Mi rifaccio qui a ciò di cui parlavo in un precedente articolo, sulla scrittura trasparente. L'equilibrio è il nesso. L'uso di regole non può essere l'unica cosa importante. In questo periodo storico si sta tendendo sempre più a ingigantire l'importanza delle regole. E sia chiaro, di importanza ne hanno. Ma portarle come unico grande strumento di scrittura sta rendendo lo stile meccanico, freddamente identico a se stesso, per usare le mie stesse parole. La sovrastruttura di cui parlavo diventa visibile e fastidiosa proprio per lo sbilanciamento dell'equilibrio.


BL: In realtà io non insegno il Karate, non credo più negli stili. Non credo più che esistano un modo di combattere cinese, uno giapponese, stili diversi insomma. Quando gli esseri umani avranno tre braccia e quattro gambe, i modi di combattere saranno differenti, ma per ora abbiamo solo due braccia e due gambe. Gli stili tendono a dividere gli uomini, con le loro dottrine considerate l'unica verità, insindacabile. Partendo dal presupposto che siamo semplici esseri umani, dobbiamo capire come riuscire a esprimerci al meglio, in modo completo. In questo modo non si creeranno stili, non ci cristallizzeremo, ma continueremo a crescere.


È necessario un breve appunto per la traduzione arti marziali-scrittura. Lo stile di cui Bruce Lee parla non è in traduzione lo stile di scrittura. È più come una corrente letteraria o, nel nostro caso, una corrente di pensiero che porta la scrittura (e gli scrittori) verso l'importanza assoluta e insindacabile delle regole.
E non credo che questo passaggio necessiti di effettivo commento. È lampante ciò che vuole dire e come questo si possa riflettere sulla scrittura. Il pensiero ha una capacità pressoché infinita di immaginazione, di adattamento, di mutamento. Limitare la nostra mente limita la nostra creatività, e con essa è limitata l'arte che ne viene fuori. Dire si fa così implica un non si fa così. E questa è una limitazione. E sappiamo bene che a una regola esiste sempre almeno un'eccezione. Navigando attraverso dogmi e leggi insindacabili non potremo riconoscere quell'eccezione, restando limitati nel nostro mondo circoscritto di cristallo.
Paradossalmente, questo passaggio di Bruce Lee coincide con il mio pensiero anche in un altro punto: egli non nega l'importanza degli stili. Lui stesso ha cominciato con uno stile e poi ha cominciato ad attingere da altri per formare il suo stile personale. Allo stesso modo io ho sempre ripetuto come le regole fossero importanti, come bisognasse conoscerle per poi superarle, farne bagaglio e andare oltre.


BL: Le dico la mia opinione. Le arti marziali servono a esprimere se stessi con sincerità. È molto difficile riuscirci. Per me è facile dare spettacolo e fare il bullo, darmi delle arie e sentirmi forte. Posso fare mille mosse artificiali o posso mostrare mille posizioni spettacolari, ma esprimere se stessi con sincerità, senza mentire, questo, amico mio, è un obiettivo molto difficile da raggiungere. [...] Quando vuoi colpire devi essere pronto a farlo, niente di meno di questo.


Lo stile è personale. Lo scrittore che tenta di imitare - o d'altra parte di limitarsi alle regole - non esprime se stesso. Nel primo caso esprime qualcun altro, nel secondo nessuno o non abbastanza se stesso. E si ritorna al concetto di equilibrio. Tutto, le tecniche, l'immaginazione, lo stile, le nozioni, le citazioni. Ogni cosa dev'essere strumento di espressione pura dello scrittore. Pura e individuale, unica. I grandi scrittori, quelli che si sono meritati la memoria nei secoli, sono quelli che hanno saputo trovare questa individualità e al contempo un legame con il tutto. Hanno saputo guardare a ciò che tutti gli altri vedono con un occhio particolare, con il proprio occhio.


BL: Svuota la tua mente, sii senza stile, senza forma, come l'acqua. Se versi dell'acqua in una tazza, essa diviene la tazza. Versala in una bottiglia e diverrà la bottiglia. Versala in una teiera e sarà la teiera. L'acqua può scorrere o può schiantarsi. Sii acqua, amico mio.


Avrei evidenziato tutta quest'ultima citazione, poiché la ritengo di grande importanza.
Anche qui non ci sarebbe bisogno di commento. Le tecniche implicano una rigidità, un numero di possibili scelte a seconda di un numero prestabilito di situazioni. L'utilizzo delle regole come assiomi avvicina la creatività al processo di calcolo di un computer. Non può andare oltre determinati schemi. Poco importa quanto siano vaste le informazioni inserite. Non sarà mai capace di andare oltre i suoi limiti.
La scrittura, invece, dev'essere come l'acqua. Modellarsi a seconda delle situazioni, del genere, divenire ciò che è bene che divenga in quel dato punto e poi magari mutare del tutto nella frase successiva. È un processo chiaro e limpido, che tutti gli scrittori applicano in piccolo. Si pensi ai dialoghi. Quante volte abbiamo fatto parlare un personaggio in dialetto, o con un italiano sgrammaticato, o al contrario in modo ben più aulico della nostra prosa? È normale, poiché il personaggio deve avere una propria voce.
E non è forse questo, rendere la scrittura fluida?
E se questo lo si applica già nei limiti imposti dalle regole, non è forse lecito andare oltre questi limiti e rendere fluida la scrittura nella sua totalità?
Ma per rendere la scrittura fluida e libera da vincoli, bisogna prima liberare noi stessi da questi vincoli, dalle limitazioni che abbiamo messo intorno a noi per indicarci una sola via percorribile.

In chiusura, vorrei specificare che no, non mi sento il nuovo Bruce Lee della scrittura, né voglio esserlo. È al contrario un riconoscere che il mio pensiero era già stato formulato, anche se in un ambito distante (ma non troppo) da quello di mio interesse. È una prova in più di come tutte le arti siano collegate dal fatto che è il pensiero umano a generarle tutte. Un pensiero libero, privo di freni e limiti. Un pensiero che possiamo sfruttare meglio se privo di di complicazioni e barricate. Un pensiero che nasce fluido, e che noi rendiamo solido.

Be water, my friend.

Maurizio Vicedomini


martedì, giugno 25, 2013

Confessioni di un pendolo schopenhaueriano

Confessioni di un pendolo schopenhaueriano

Da quando ho cominciato l'avventura "pubblica" di scrittore, cioé da quando ho cominciato a pubblicare, le cose sono cambiate diverse volte.
Alla pubblicazione del primo racconto in antologia ero contento, ma proprio contento. Era un traguardo enorme, importante, indissolubile. Così il secondo: una riconferma. Poi, racconto dopo racconto, l'entusiasmo è scemato, man mano che vedevo come pubblicare un racconto in antologia fosse traguardo per cani e porci.

Quando pubblicai Myrddin di Avalon, tornai a essere felice. Quello era un vero traguardo, una vera vittoria. Avevo pubblicato la mia prima opera monografica. Un racconto lungo in e-book, nulla di ché - lo sapevo bene - ma era comunque un passo importantissimo.
Avevo volontà da vendere, ma il mercato editoriale mi frenò: avevo una saga lunga in cantiere e le acque non erano le migliori per pubblicarla. Così cominciai un romanzo autoconclusivo, che sarebbe diventato Il Patto della Viverna. A 2/3 della prima stesura fui fulminato da un'ispirazione. E in due mesi nacque Il Richiamo della Luna Oscura. Conclusi il Patto e cercai editore. Cartaceo, questa volta.

Il Richiamo fu il primo a girare. Ma si trattava di un romanzo a racconti, che la maggior parte degli editori, senza neanche aprirlo, cestinavano come "raccolta di racconti". Anche il futuro editore del Patto.
Insomma, infine riuscii a piazzarli tutti e due. Problemi con l'editore del Patto, e da quel lato silenzio stampa. Sono escluso da qualunque promozione e iniziativa. Speriamo almeno che la manciata di copie che ho venduto - senza aiuto - sia servita a qualcosa.
Dall'altra parte, con l'editore del Richiamo c'è sempre stata cortesia e un buon rapporto. Purtroppo anche qui non c'è stato aiuto di promozione, di nessun tipo. Ancora una volta lasciato solo.

L'entusiasmo scema. Da una parte perché anche questi traguardi, pubblicare libri, è proprio di cani e porci. Ormai chiunque pubblica un libro, e senza difficoltà. Come difficoltà, d'altronde, non le ho trovate io.
Dall'altra parte perché la differenza fra pubblicare con un editore e mandare il libro in giro in formato pdf - in termini di promozione - non è poi molta.

Insomma, ancora una volta il sogno dello scrittore ha perso i suoi colori acquerello e si è mostrato nel suo pieno grigiore.

E il problema più grande è che sto diventando insofferente, di brutto. Sulla mia bacheca di FB ci sono più spam di libri che post normali. Se invito qualcuno alla mia pagina è perché spero possa interessare. E invece più di una volta mi arrivano messaggi del tipo "Ho messo mi piace, ricambia qui". No che non ricambio. Non voglio scambi, non me ne frega niente. Se metti "mi piace" alla mia pagina dev'essere perché ti interessa davvero. Dei numeri non so che farmene. Se compri e leggi il mio libro dev'essere perché lo vuoi davvero leggere, non perché poi io debba ricambiare comprando e leggendo il tuo. Quei 20 centesimi guadagnati per la copia non mi cambiano la vita.

Sono circondato da gente convinta che il loro sia il libro del secolo. C'è gente che autopubblica e si dice fiero. C'è chi pubblica con gli editori piccoli e si dice fiero. C'è chi pubblica le fanfiction e si dice fiero.

Fieri di cosa? Del gradino che in tanti altri hanno raggiunto senza nemmeno troppo sforzo?
Ho letto libri talmente brutti pubblicati da case editrici dello stesso livello delle mie, che non posso rallegrarmi per i miei "successi". Non ci riesco. Mi sento sopraffatto da un mondo che pensa solo a sé. Gente che se scrive fantasy scrive per forza una trilogia. Ormai non esistono quasi più i libri singoli. È come se il fantasy fosse strutturato nativamente in trilogie. Poco importa che si ha materiale per un libro scarso. Allunghiamo il brodo, il fantasy è a trilogie.

Mi sento circondato da luoghi comuni, in un mare sporco e pieno di gente che annaspa per non annegare, cercando al contempo di affondare chi ha vicino.
E il problema più grande è che potrei essere uno di loro. E mi farebbe schifo, tanto.
Sono sicuro di non aver mai affossato qualcuno per emergere. Ho sempre parlato con onestà di tutto e tutti e ne faccio un vanto. Ma se fossi anch'io uno di quegli idioti che pensano di aver scritto un libro decente e invece non sanno mettere la penna su carta? Chi mi dice che non faccio parte anch'io della melma?

Ho ricevuto recensioni - sincere, ne sono sicuro - da gente competente almeno quanto basta. E sono praticamente tutte positive. Ma dovrebbe davvero significare qualcosa?
No, secondo me no. Non finché ci sono milioni di blog che non sono capaci di recensire e amici che mettono cinque stelle per fare un favore. Un esterno potrebbe prendere le sue recensioni e compararle alle mie. Non sa quali sono sincere e quali no. Quali con competenza e quali no.


Insomma, sono in un punto molto basso del mio entusiasmo. L'ho perduto quasi del tutto. Mi sento oppresso in questa calca e sento il bisogno di uscirne. E ci sono solo due strade.
La prima, la più semplice, è uscire in spiaggia. Una strada per uscire dall'acqua c'è sempre, facile, diretta. Corrisponde a mandare tutto a quel paese. Forse mi prendo troppo sul serio. Voglio però aver fiducia nelle persone che mi hanno invitato e mi invitano tuttora a continuare, perché leggono qualcosa di buono in ciò che scrivo. E non solo gli amici, dove non si è mai certi della sincerità, ma perfetti sconosciuti che hanno letto il tuo libro per caso. Per queste poche persone e per me stesso - soprattutto per me stesso - non voglio usare questa strada.
La seconda è nuotare. Allontanarsi dalla calca e raggiungere la secca, per quanto sia distante e le onde burrascose. Vuol dire scrollarsi di dosso tutto e rifiutare di continuare così. Significa accettare di pubblicare solo con case editrici che non mi lasciano solo, che in libreria ci arrivano davvero. Significa arrivare a farsi leggere, che è lo scopo primario di un testo e di uno scrittore.

C'è chi dirà: "hai scoperto l'acqua calda". Siamo d'accordo. Arrivare alle grandi distribuzioni non è facile, ma non ho mai detto che lo sarebbe stato. Soltanto... basta. Basta pubblicare con case editrici che - a prescindere dei buoni o cattivi rapporti - non fanno altro che aggiungere un logo alla copertina. A che serve? Ormai ho pubblicato due cartacei. Chi li ha letti se non pochi amici e conoscenti? E questo a prescindere del loro valore. Potrebbero essere capolavori o schifezze, non conta. Il problema è che non vengono presi in considerazione perché sono di un emergente, italiano, senza distribuzione. Pregiudizi uniti a fattori pratici.

Adesso c'è il concorso Mondadori per racconti. Un'occasione piccola e forse utopica. Ma un'occasione.
Passata quella si vedrà.
Con la speranza che l'entusiasmo possa tornare.

E se siete arrivati fino a questo punto, se avete davvero letto tutto, forse vi ritrovate nelle mie parole. O forse siete scettici e vi starete domandando "ma questo chi si crede di essere?". Non importa. Probabilmente la lunghezza di questo post fermerà molti dal completarne la lettura.
In fondo è anche questo il problema. Non siamo un popolo di lettori.
E se i miei editori si sono sentiti offesi da questo, mi dispiace poiché non era mia intenzione, per nessuno di loro. Avranno i loro mezzi, i loro conti fatti, avranno preso le loro scelte. Io ne ho messo su carta solo i risultati, innegabili davanti a tutti. I dati di fatto. Che poi, alla fine, sono quelli che contano.

Maurizio Vicedomini


lunedì, giugno 24, 2013

Sentenza Notturna

Sentenza Notturna

L'oscurità della foresta sopravvive fra antiche leggende. La sua ombra sembra capace di strappare la vita, forse l'anima, a chi vi incappa al tramonto. Altri dicono che sia la dimora di un demone.
Eric, dei Corvi Ambrati, non crede alle lontane superstizioni. Circondato dai corpi dei suoi guerrieri, avanza furibondo tra le fronde spettrali, gridando vendetta per i Corvi caduti.

lunedì, giugno 03, 2013

La scrittura trasparente

La scrittura trasparente

Non sono un amante dei manuali di scrittura. Ormai, per chi mi segue, è risaputo.
Penso che le regole siano importanti, fondamentali, tanto quanto lo è la grammatica. A differenza di quest'ultima, però, formano una sovrastruttura. Le fondamenta sono necessarie e invariabili, la sovrastruttura necessaria e modellabile.
Lascerò correre le implicazioni di questa premessa. Non sono qui a tenere il solito "corso su blog" di scrittura creativa: c'è già tanta gente che lo fa, che si sente in diritto di insegnare agli altri come scrivere, a ragione o torto che sia. Fatto sta che ognuno di noi segue un percorso personale e unico. E il mio percorso mi ha portato ad alcune convinzioni.
Anche queste, giuste o sbagliate che siano.

Prima di tutto, sono giunto a un'indolenza totale e irreversibile per i cultori dei manuali. Per quelli che commentano un testo rifacendosi esclusivamente - notate bene l'avverbio -mente - ai canoni trovati nella manualistica. Un po' come se stessero giocando a "trova l'errore". Qui un Pov fuori posto, qui un mini-infodump, qui c'è l'avverbio, lì il ritmo non va.
Come ho detto, sono diventato indolente. Non perché non sia necessario conoscere queste regole, ma perché usarle come unico metodo di critica letteraria è un abominio che solo la "civiltà della rete" poteva inventarsi. La sovrastruttura è modellabile. Se ho "sforato" dai manuali di scrittura creativa, forse c'era un motivo. Forse, eh.

Punto numero due, che dà il titolo a questo post. La vera trasparenza. I manuali ci ripetono in mille salse che la scrittura dev'essere trasparente. Il che significa, in sunto, che non si devono scrivere belle frasi o usare una prosa "non-prosaica" perché toglieremmo l'attenzione dal contenuto per metterla sulla forma. Già questa è una mezza verità. La scrittura è fatta di parole. L'utilizzo di una forma meno prosaica può essere asservita alla comunicazione di un particolare tono, o per catturare volontariamente l'attenzione sulla forma.
Ma tralasciamo questo particolare. Quello che io vedo in questi scritti trasparenti è il fluire di schemi e regole. Vedo come è stata rigirata la frase per non usare l'avverbio. Vedo come quella scena sia inserita solo per non fare l'infodump. Vedo gli sforzi dell'autore di tenere il Pov fisso in una testa, a prescindere.
E questa me la chiamate trasparenza?
No, non sono d'accordo. La vera trasparenza è la trasparenza della sovrastruttura. Io devo leggere un libro e non notare gli artifici tecnici. Sono quelli a dover scomparire. Non la frase a effetto o quella più aulica, che in alcuni casi è preferibile di gran lunga a quella più prosaica.

Sono convinto che in molti non saranno d'accordo. Ne prendo atto, ma sono convinto anche che la scrittura sta prendendo una brutta piega. Si sta meccanicizzando sempre di più, sviscerata della soggettività e la creatività personale per renderla freddamente identica a se stessa. Uno Stile che tende a uniformarsi agli altri per essere il più conforme possibile alle regole di scrittura, non è uno stile personale, è collettivo. E se agli altri sta bene, mi prendo la libertà di dissentire.


Voglio ribadire, in chiusura, un dato assai importante. Non sto dicendo che le regole non servono. Lo specifico per evitare equivoci di sorta. Dico che servono come sovrastruttura ideale, e che è lecito piegarle, modellarle, perfino spezzarle, nelle singole azioni di scrittura, nella formazione dello stile personale. C'è a chi piace la balconata rotonda, chi i pilastri in vista, chi il garage interrato, chi quello di fianco alla casa. Non c'è un edificio standard a cui tutti devono rifarsi: tre balconi, otto finestre, garage interrato, tetto spiovente. Una città così uniforme - se a un primo sguardo possa sembrare bella - alla lunga stancherebbe di certo.

È lecito ricordare che le regole servono a evitare gli errori, non a essere l'unico metro di giudizio. Una volta assimilate smettono di essere regole e diventano tecniche che possono essere utilizzate o meno.
È questa la scrittura che mi piace, è questa la scrittura a cui aspiro. Una compenetrazione del pensiero simmetrico in quello asimmetrico, direbbe Matte Blanco. Sì, ma una compenetrazione personale, che si adatti a quello che è il mio messaggio, il mio pensiero. Che tenda a vestirmi come un abito su misura, e non come una maglia standard comprata ai grandi magazzini.

Maurizio Vicedomini

mercoledì, gennaio 09, 2013

Recensione: Zentropia - Adriano Barone

Recensione: Zentropia - Adriano Barone

Ho letto da poco Zentropia, l'ultimo nato letterario di Adriano Barone, autore che ho già apprezzato con Il Ghigno di Arlecchino.
Spiegarvi di cosa si tratta è un lavoro arduo, tuttavia posso riassumere in questo modo: Zentropia parla di un futuro prossimo del tutto esagerato, modellato in molte sfaccettature che - nel loro essere iperboliche - rappresentano una troppo triste realtà dei giorni nostri.


martedì, gennaio 01, 2013

Propositi per l'anno nuovo

Propositi per l'anno nuovo

Prima di cominciare, vorrei premettere due cose. La prima è che No, non sono qui a mezzanotte del 31 dicembre a scrivere sul blog. Per quanto la mia vita sociale non sia festini e discoteche (e meno male!), in questo momento sono altrove. L'articolo è stato scritto ieri e programmato.

La seconda cosa che mi sento di premettere è che non ho mai creduto al cambio di anno. Che differenza c'è, realmente, fra il 31 dicembre e il 1 gennaio? Nessuna. Non sono cambiato io, non è cambiato il mondo. È solo l'inizio di un ciclo convenzionale creato da qualcuno molti secoli fa.

Però sono cresciuto dall'ultima volta che ho fatto una riflessione sull'argomento. A quei tempi ero tutto ragione e scienza, tutto realtà e bando alla metafisica. Adesso no, e mi rendo conto che della realtà, fine a se stessa, non può fregarne proprio niente a nessuno.
Ciò che conta è il significato che qualcosa ha per il singolo, per l'individuo.

Ho deciso di attribuire un preciso significato al calendario, al ciclo dei nostri anni.
Nel 2010 ho conosciuto la ragazza con cui sto condividendo la mia vita.
Nel 2011 - e fine dell'anno precedente - ho cominciato ad affrontare l'università con rinnovato vigore e spirito.
Nel 2012 è cominciata la mia carriera di scrittore, con tre titoli pubblicati di cui sono e sarò sempre fiero.

Se voglio dare un senso al nuovo anno, desidero sia un senso di continuità. Nella vita, negli studi, nel mio sogno.
Ho iniziato le pubblicazioni con timore. Prima Myrddin, poi il Patto e infine il Richiamo. Per ognuno temevo di aver commesso errori, di essere stato affrettato, di non essere pronto.
Eppure i lettori mi hanno smentito. Non con grandi vendite - né me ne aspettavo - ma con recensioni e pareri sinceri. Certo, errori ne avrò fatti, e anche tanti. Ma saprò imparare da questi.
Non sentivo il bisogno di dimostrare agli altri cosa sapessi fare. Dovevo dimostrarlo a me stesso. E, almeno in parte, l'ho fatto, perché quanti mi hanno letto sono rimasti colpiti da qualcosa. Chi dallo stile, chi dal messaggio, chi dalla trama. Ognuno fra pregi e difetti, è rimasto un istante immobile, colto da un mio testo.

E se c'è un proposito per l'anno nuovo, è quello di essere degno di fiducia per i prossimi libri. Che siano sempre migliori, sempre più belli. Propositi di crescere nello studio, di raggiungere maggiore consapevolezza della lingua e della letteratura. Proposito di continuare il mio cammino di vita con la persona che ho scelto e da cui sono stato scelto.


Questi sono i miei propositi. Forse sono pochi, forse sono sciocchi. Ma per me sono gli unici che hanno importanza.


Tanti auguri a tutti.
Maurizio

Chi sono

Maurizio Vicedomini


Maurizio Vicedomini (30 giugno 1990, Napoli) è uno scrittore e editor italiano, autore di romanzi e racconti.

Laureato in Filologia moderna presso l’università Federico II di Napoli, ha praticato diversi sport, fra cui il Taekwondo, nel quale ha conseguito la cintura nera. Suona la chitarra e l’armonica a bocca.
Ha partecipato a concorsi letterari e selezioni per antologie dal 2011, ottenendo diverse pubblicazioni e riconoscimenti, fra cui la vittoria ex-aequo al concorso “I mondi di Lit”. Nello stesso anno comincia a collaborare con Fantasy Planet come recensore e articolista.
Nel febbraio del 2012 esordisce con "Myrddin di Avalon" (Edizioni Diversa Sintonia), un racconto lungo di fantascienza ispirato ai miti arturiani. Nell’arco dello stesso anno, oltre a diversi racconti in antologie, pubblica a settembre "Il patto della viverna" (Ciesse Edizioni), e a dicembre "Il richiamo della luna oscura" (GDS). Comincia la collaborazione con TrueFantasy, per il quale gestisce per breve periodo la rubrica Fantacliché e scrive saltuari articoli.
Nel 2013 partecipa a diverse antologie, oltre a pubblicare due racconti in e-book: "Sentenza notturna" (GDS) e "Somnial" (Sogno Edizioni). Lo stesso anno vince la sezione fantasy del “Premio Chrysalide”, e il racconto è pubblicato in e-book da Mondadori. Partecipa inoltre alla fondazione della rivista Fralerighe, di cui poi diventa vicedirettore. A dicembre lascia la redazione di Fantasy Planet.
Nel 2014 consegue la laurea in Lettere moderne e pubblica "Memorie di mondi" (EDS). Nel settembre dello stesso anno lascia la posizione di vice-direttore della Rivista Fralerighe, pur restando come redattore, e fonda la rivista culturale online Grado Zero, con un gruppo di colleghi universitari. Nel dicembre lascia definitivamente la redazione di Fralerighe.
Nel febbraio del 2016 consegue la laurea in Filologia moderna con il massimo dei voti con una tesi sulla teoria del racconto. Nel marzo 2017 esce Ogni orizzonte della notte, una raccolta di racconti a cui ha lavorato per diversi anni.
Attualmente continua gli studi, appassionato in particolare di narrativa breve, per la quale sente un’affinità sempre maggiore.

4 Anni
di esperienza come editor
100.000 Battute
scritte in media ogni mese
19 Testi
pubblicati in cartaceo o ebook

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