mercoledì, gennaio 09, 2013

Recensione: Zentropia - Adriano Barone

Ho letto da poco Zentropia, l'ultimo nato letterario di Adriano Barone, autore che ho già apprezzato con Il Ghigno di Arlecchino.
Spiegarvi di cosa si tratta è un lavoro arduo, tuttavia posso riassumere in questo modo: Zentropia parla di un futuro prossimo del tutto esagerato, modellato in molte sfaccettature che - nel loro essere iperboliche - rappresentano una troppo triste realtà dei giorni nostri.


Diamo uno sguardo alla quarta di copertina:

Italia, dopo la guerra civile. Un gruppo terroristico preferisce le pratiche contra-sessuali alle strategie paramilitari. Bea è la leader indiscussa, un’operazione d’alta chirurgia ha trasformato il suo corpo in un unico e libidinosissimo punto G. Lei e i suoi compagni sono pronti a contrastare la rigorosa morale della restaurazione. Ma non riusciranno mai ad attaccare con mitra e passamontagna il tempio della nuova religione che si diffonde per il paese: l’Asomatismo, i cui adepti si fanno amputare gli arti e meditano sul nulla, tentando di rimuovere il ricordo della realtà che gli sta attorno.

Tra ragazzini nazi chic malati di ultraviolenza, Retroambulanti nostalgici del passato e incapaci di guardare verso il futuro, Zentropia vi condurrà in un mondo grottesco, intrigante e assolutamente impossibile.
.
Il romanzo mostra un piccolo gruppo di una cellula rivoluzionaria, ci presenta le vite dei suoi membri e di eventuali persone legate a loro. Persone fuori di testa, perfettamente sane in un mondo fuori di testa. Ci si muove fra rivoluzioni sessuali, poppanti neo-nazisti, religioni estreme, retroambulanti e un'Italia ormai irriconoscibile. Ci si muove fra scene che ci sembrerebbero inverosimili, ma che inserite in quel contesto - generato in modo preciso e convincente in un romanzo di appena 128 pagine - sono quasi, e dico quasi, comprensibili.
I ragazzini neo-nazisti che stuprano e ammazzano di botte, in realtà non sanno nemmeno chi fosse Hitler. I retroambulanti, che camminano al contrario perché sanno che non c'è un futuro a cui guardare, e sono persi nella nostalgia per un passato migliore. Gli Asomatici, i disperati, stanchi della vita italiana e pronti a concedersi a all'annullamento dei sensi. E i rivoluzionari, che si lanciano in teorie folli e sconclusionate pur di cercare una soluzione, pur di dare un senso di svolta, anche se in ambiti totalmente sbagliati.
Questo è Zentropia.
Ma perché Zentropia? 
l'Entropia è la variabile di disordine di un sistema. Appare chiaro il perché di questo termine, rapportato a quanto detto finora, in un mondo che l'ordine l'ha perso da tempo.
E lo Zen? Ecco il nodo principale del libro, o almeno quello che io ho pecepito come il punto focale. Lo Zen è, in questo libro, la variabile interpretativa.
Tutto si basa, se vogliamo, su quattro frasi:
.
In Principio era il Corpo.
Tu non Esisti.
Se incontri un Buddha uccidilo.
Tutto diventa Z.
.
Di questi, conosco il terzo. Esso è un Koan, ovvero una frase paradossale che spinge alla riflessione per afferrare il senso che c'è dietro. La comprensione dei Koan, nello Zen, è strettamente personale. Non può essere spiegato, poiché perderebbe la sua funzione, il suo essere una chiave per una nuova comprensione.
Riconoscendo questo, ho deciso - o forse l'ho fatto inconsciamente - di considerare anche le altre tre frasi come Koan. A conseguenza di ciò, i personaggi che sono legati a quelle frasi, o le situazioni, assumono un diverso significato dalla normale, caotica, apparenza. E il senso che ho dato io a questo libro, probabilmente è diverso da quello che ha dato l'autore, e da quello che ha dato un altro lettore.
Bello.

Passando a fatti più pratici e meno empirici, lo stile di Barone è davvero scorrevole, con quella sua particolarità che avevo già notato ne Il Ghigno, di modificare lo stile a seconda della situazione. È anche vero che i due romanzi che ho letto parlavano entrambi di pazzia o di qualcosa che gli si avvicinava, quindi forse l'autore si trova bene in questa tematica. Anche i continui salti temporali non disturbano, permettendo invece di appassionarsi di più alla storia e ai personaggi.
Una distopia weird, dove l'elemento strano non è nei mostri ma dentro noi stessi quando tendiamo allo zero, che è l'insieme di tutto e nulla. Quando tendiamo all'estremo, dunque. Quando tendiamo a Z.

Maurizio Vicedomini
Share this Post Share to Facebook Share to Twitter Email This Pin This

0 commenti:

Posta un commento

Contatti

Web:

www.mauriziovicedomini.com

rivistagradozero.wordpress.com

shadowfell.mauriziovicedomini.com

E-mail:

mauriziovicedomini@gmail.com

shadowfell.editing@gmail.com