martedì, giugno 25, 2013

Confessioni di un pendolo schopenhaueriano

Da quando ho cominciato l'avventura "pubblica" di scrittore, cioé da quando ho cominciato a pubblicare, le cose sono cambiate diverse volte.
Alla pubblicazione del primo racconto in antologia ero contento, ma proprio contento. Era un traguardo enorme, importante, indissolubile. Così il secondo: una riconferma. Poi, racconto dopo racconto, l'entusiasmo è scemato, man mano che vedevo come pubblicare un racconto in antologia fosse traguardo per cani e porci.

Quando pubblicai Myrddin di Avalon, tornai a essere felice. Quello era un vero traguardo, una vera vittoria. Avevo pubblicato la mia prima opera monografica. Un racconto lungo in e-book, nulla di ché - lo sapevo bene - ma era comunque un passo importantissimo.
Avevo volontà da vendere, ma il mercato editoriale mi frenò: avevo una saga lunga in cantiere e le acque non erano le migliori per pubblicarla. Così cominciai un romanzo autoconclusivo, che sarebbe diventato Il Patto della Viverna. A 2/3 della prima stesura fui fulminato da un'ispirazione. E in due mesi nacque Il Richiamo della Luna Oscura. Conclusi il Patto e cercai editore. Cartaceo, questa volta.

Il Richiamo fu il primo a girare. Ma si trattava di un romanzo a racconti, che la maggior parte degli editori, senza neanche aprirlo, cestinavano come "raccolta di racconti". Anche il futuro editore del Patto.
Insomma, infine riuscii a piazzarli tutti e due. Problemi con l'editore del Patto, e da quel lato silenzio stampa. Sono escluso da qualunque promozione e iniziativa. Speriamo almeno che la manciata di copie che ho venduto - senza aiuto - sia servita a qualcosa.
Dall'altra parte, con l'editore del Richiamo c'è sempre stata cortesia e un buon rapporto. Purtroppo anche qui non c'è stato aiuto di promozione, di nessun tipo. Ancora una volta lasciato solo.

L'entusiasmo scema. Da una parte perché anche questi traguardi, pubblicare libri, è proprio di cani e porci. Ormai chiunque pubblica un libro, e senza difficoltà. Come difficoltà, d'altronde, non le ho trovate io.
Dall'altra parte perché la differenza fra pubblicare con un editore e mandare il libro in giro in formato pdf - in termini di promozione - non è poi molta.

Insomma, ancora una volta il sogno dello scrittore ha perso i suoi colori acquerello e si è mostrato nel suo pieno grigiore.

E il problema più grande è che sto diventando insofferente, di brutto. Sulla mia bacheca di FB ci sono più spam di libri che post normali. Se invito qualcuno alla mia pagina è perché spero possa interessare. E invece più di una volta mi arrivano messaggi del tipo "Ho messo mi piace, ricambia qui". No che non ricambio. Non voglio scambi, non me ne frega niente. Se metti "mi piace" alla mia pagina dev'essere perché ti interessa davvero. Dei numeri non so che farmene. Se compri e leggi il mio libro dev'essere perché lo vuoi davvero leggere, non perché poi io debba ricambiare comprando e leggendo il tuo. Quei 20 centesimi guadagnati per la copia non mi cambiano la vita.

Sono circondato da gente convinta che il loro sia il libro del secolo. C'è gente che autopubblica e si dice fiero. C'è chi pubblica con gli editori piccoli e si dice fiero. C'è chi pubblica le fanfiction e si dice fiero.

Fieri di cosa? Del gradino che in tanti altri hanno raggiunto senza nemmeno troppo sforzo?
Ho letto libri talmente brutti pubblicati da case editrici dello stesso livello delle mie, che non posso rallegrarmi per i miei "successi". Non ci riesco. Mi sento sopraffatto da un mondo che pensa solo a sé. Gente che se scrive fantasy scrive per forza una trilogia. Ormai non esistono quasi più i libri singoli. È come se il fantasy fosse strutturato nativamente in trilogie. Poco importa che si ha materiale per un libro scarso. Allunghiamo il brodo, il fantasy è a trilogie.

Mi sento circondato da luoghi comuni, in un mare sporco e pieno di gente che annaspa per non annegare, cercando al contempo di affondare chi ha vicino.
E il problema più grande è che potrei essere uno di loro. E mi farebbe schifo, tanto.
Sono sicuro di non aver mai affossato qualcuno per emergere. Ho sempre parlato con onestà di tutto e tutti e ne faccio un vanto. Ma se fossi anch'io uno di quegli idioti che pensano di aver scritto un libro decente e invece non sanno mettere la penna su carta? Chi mi dice che non faccio parte anch'io della melma?

Ho ricevuto recensioni - sincere, ne sono sicuro - da gente competente almeno quanto basta. E sono praticamente tutte positive. Ma dovrebbe davvero significare qualcosa?
No, secondo me no. Non finché ci sono milioni di blog che non sono capaci di recensire e amici che mettono cinque stelle per fare un favore. Un esterno potrebbe prendere le sue recensioni e compararle alle mie. Non sa quali sono sincere e quali no. Quali con competenza e quali no.


Insomma, sono in un punto molto basso del mio entusiasmo. L'ho perduto quasi del tutto. Mi sento oppresso in questa calca e sento il bisogno di uscirne. E ci sono solo due strade.
La prima, la più semplice, è uscire in spiaggia. Una strada per uscire dall'acqua c'è sempre, facile, diretta. Corrisponde a mandare tutto a quel paese. Forse mi prendo troppo sul serio. Voglio però aver fiducia nelle persone che mi hanno invitato e mi invitano tuttora a continuare, perché leggono qualcosa di buono in ciò che scrivo. E non solo gli amici, dove non si è mai certi della sincerità, ma perfetti sconosciuti che hanno letto il tuo libro per caso. Per queste poche persone e per me stesso - soprattutto per me stesso - non voglio usare questa strada.
La seconda è nuotare. Allontanarsi dalla calca e raggiungere la secca, per quanto sia distante e le onde burrascose. Vuol dire scrollarsi di dosso tutto e rifiutare di continuare così. Significa accettare di pubblicare solo con case editrici che non mi lasciano solo, che in libreria ci arrivano davvero. Significa arrivare a farsi leggere, che è lo scopo primario di un testo e di uno scrittore.

C'è chi dirà: "hai scoperto l'acqua calda". Siamo d'accordo. Arrivare alle grandi distribuzioni non è facile, ma non ho mai detto che lo sarebbe stato. Soltanto... basta. Basta pubblicare con case editrici che - a prescindere dei buoni o cattivi rapporti - non fanno altro che aggiungere un logo alla copertina. A che serve? Ormai ho pubblicato due cartacei. Chi li ha letti se non pochi amici e conoscenti? E questo a prescindere del loro valore. Potrebbero essere capolavori o schifezze, non conta. Il problema è che non vengono presi in considerazione perché sono di un emergente, italiano, senza distribuzione. Pregiudizi uniti a fattori pratici.

Adesso c'è il concorso Mondadori per racconti. Un'occasione piccola e forse utopica. Ma un'occasione.
Passata quella si vedrà.
Con la speranza che l'entusiasmo possa tornare.

E se siete arrivati fino a questo punto, se avete davvero letto tutto, forse vi ritrovate nelle mie parole. O forse siete scettici e vi starete domandando "ma questo chi si crede di essere?". Non importa. Probabilmente la lunghezza di questo post fermerà molti dal completarne la lettura.
In fondo è anche questo il problema. Non siamo un popolo di lettori.
E se i miei editori si sono sentiti offesi da questo, mi dispiace poiché non era mia intenzione, per nessuno di loro. Avranno i loro mezzi, i loro conti fatti, avranno preso le loro scelte. Io ne ho messo su carta solo i risultati, innegabili davanti a tutti. I dati di fatto. Che poi, alla fine, sono quelli che contano.

Maurizio Vicedomini


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2 commenti:

  1. Molti aspiranti scrittori pensano, erroneamente, che pubblicare un romanzo sia un punto di arrivo. Purtroppo non è così, non si finisce mai di crescere. Non solo i piccoli editori ma anche realtà più grandi non supportano gli autori in termini di promozione e marketing.

    Conosco molti autori che fanno da sé o si affidano ad addetti stampa personali. Scrivono schede per il loro libro e inviano comunicati stampa.

    Non si arriva da nessuna parte, si può solo continuare a camminare e questo l'autore de Il richiamo della luna oscura dovrebbe saperlo bene ;)

    Guarda avanti e basta e in bocca al lupo!

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  2. Sono sempre stato consapevole che la parte "dura" era la promozione. Tuttavia ormai ho allargato la mia cerchia di lettori come potevo. Da soli non si può fare tanto :)

    E quando mi riferisco alle grandi case editrici... beh, possono anche non fare promozione. Basta il libro sugli scaffali a fare già una grandissima differenza ^^

    Sono convinto che, come dici, non ci sia un punto di arrivo. E apprezzo davvero tanto la citazione :P Ma anche camminare in cerchio non ha senso :) Continuare a pubblicare con piccoli editori che senso ha? Non aggiungerebbe nulla a ciò che ho già adesso.
    Qui o si pubblica "bene" o si muore, facendo una mezza citazione :P

    Probabilmente come andrà non dipenderà da me, ma da chi ci sarà a ricevere il mio testo. Forse lo cestinerà con noncuranza senza nemmeno averlo letto. Forse lo leggerà cestinandolo comunque, o forse... vedremo :D

    Crepi (il lupo delle fiabe :P)!

    RispondiElimina

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