lunedì, giugno 03, 2013

La scrittura trasparente

Non sono un amante dei manuali di scrittura. Ormai, per chi mi segue, è risaputo.
Penso che le regole siano importanti, fondamentali, tanto quanto lo è la grammatica. A differenza di quest'ultima, però, formano una sovrastruttura. Le fondamenta sono necessarie e invariabili, la sovrastruttura necessaria e modellabile.
Lascerò correre le implicazioni di questa premessa. Non sono qui a tenere il solito "corso su blog" di scrittura creativa: c'è già tanta gente che lo fa, che si sente in diritto di insegnare agli altri come scrivere, a ragione o torto che sia. Fatto sta che ognuno di noi segue un percorso personale e unico. E il mio percorso mi ha portato ad alcune convinzioni.
Anche queste, giuste o sbagliate che siano.

Prima di tutto, sono giunto a un'indolenza totale e irreversibile per i cultori dei manuali. Per quelli che commentano un testo rifacendosi esclusivamente - notate bene l'avverbio -mente - ai canoni trovati nella manualistica. Un po' come se stessero giocando a "trova l'errore". Qui un Pov fuori posto, qui un mini-infodump, qui c'è l'avverbio, lì il ritmo non va.
Come ho detto, sono diventato indolente. Non perché non sia necessario conoscere queste regole, ma perché usarle come unico metodo di critica letteraria è un abominio che solo la "civiltà della rete" poteva inventarsi. La sovrastruttura è modellabile. Se ho "sforato" dai manuali di scrittura creativa, forse c'era un motivo. Forse, eh.

Punto numero due, che dà il titolo a questo post. La vera trasparenza. I manuali ci ripetono in mille salse che la scrittura dev'essere trasparente. Il che significa, in sunto, che non si devono scrivere belle frasi o usare una prosa "non-prosaica" perché toglieremmo l'attenzione dal contenuto per metterla sulla forma. Già questa è una mezza verità. La scrittura è fatta di parole. L'utilizzo di una forma meno prosaica può essere asservita alla comunicazione di un particolare tono, o per catturare volontariamente l'attenzione sulla forma.
Ma tralasciamo questo particolare. Quello che io vedo in questi scritti trasparenti è il fluire di schemi e regole. Vedo come è stata rigirata la frase per non usare l'avverbio. Vedo come quella scena sia inserita solo per non fare l'infodump. Vedo gli sforzi dell'autore di tenere il Pov fisso in una testa, a prescindere.
E questa me la chiamate trasparenza?
No, non sono d'accordo. La vera trasparenza è la trasparenza della sovrastruttura. Io devo leggere un libro e non notare gli artifici tecnici. Sono quelli a dover scomparire. Non la frase a effetto o quella più aulica, che in alcuni casi è preferibile di gran lunga a quella più prosaica.

Sono convinto che in molti non saranno d'accordo. Ne prendo atto, ma sono convinto anche che la scrittura sta prendendo una brutta piega. Si sta meccanicizzando sempre di più, sviscerata della soggettività e la creatività personale per renderla freddamente identica a se stessa. Uno Stile che tende a uniformarsi agli altri per essere il più conforme possibile alle regole di scrittura, non è uno stile personale, è collettivo. E se agli altri sta bene, mi prendo la libertà di dissentire.


Voglio ribadire, in chiusura, un dato assai importante. Non sto dicendo che le regole non servono. Lo specifico per evitare equivoci di sorta. Dico che servono come sovrastruttura ideale, e che è lecito piegarle, modellarle, perfino spezzarle, nelle singole azioni di scrittura, nella formazione dello stile personale. C'è a chi piace la balconata rotonda, chi i pilastri in vista, chi il garage interrato, chi quello di fianco alla casa. Non c'è un edificio standard a cui tutti devono rifarsi: tre balconi, otto finestre, garage interrato, tetto spiovente. Una città così uniforme - se a un primo sguardo possa sembrare bella - alla lunga stancherebbe di certo.

È lecito ricordare che le regole servono a evitare gli errori, non a essere l'unico metro di giudizio. Una volta assimilate smettono di essere regole e diventano tecniche che possono essere utilizzate o meno.
È questa la scrittura che mi piace, è questa la scrittura a cui aspiro. Una compenetrazione del pensiero simmetrico in quello asimmetrico, direbbe Matte Blanco. Sì, ma una compenetrazione personale, che si adatti a quello che è il mio messaggio, il mio pensiero. Che tenda a vestirmi come un abito su misura, e non come una maglia standard comprata ai grandi magazzini.

Maurizio Vicedomini
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4 commenti:

  1. Gran bella riflessione; l'altra volta che sono passata di qui non l'avevo letta. Come va la scrittura? Che fai di nuovo? Io ho recensito proprio da poco "Il Tao del Dragone" sul sito SoloLibri. Grande Lee! Ciao. Lucia.

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  2. Ti ringrazio ^_^
    Diciamo che di recente ho avuto qualche soddisfazione (vd. http://www.mauriziovicedomini.com/2013/11/premio-mondadori-chrysalide-vittoria.html ) per il resto vediamo come procedono gli eventi :P
    Verrò a leggere senz'altro la recensione ^_^

    Maurizio

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  3. Oh bravo! Sono perfettamente d'accordo. Finalmente uno che la pensa come me: quando dici che vedi come è stata rigirata la frase per applicare la regola, non potrei essere più d'accordo. La stessa sensazione di fastidio che ho avuto io più e più volte; tanto da preferire millemila volte i normali inciampi dei principianti, appariranno forse più ingenui, ma spesso il risultato è più naturale, fluido ed efficace che non quelle frasi così rigide e posticce.

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    1. Grazie per il commento. Lavorando anche come editor, vedo con sempre più chiarezza - purtroppo - gli artifici tecnici che vengono adoperati. E sono sempre gli stessi.
      Ho notato - nei due anni che sono trascorsi da quest'articolo - che il problema è vero e chiaro limitatamente alla narrativa di genere. Scrivere Fantasy, Fantascienza o Horror significa mettersi alla berlina di queste persone (in due anni, purtroppo, la situazione è cambiata poco), e vedersi utilizzare queste regolette come unico metro di giudizio.
      Noto con piacere, invece, che nella cosiddetta "literary fiction" (categoria, anche questa, utilizzata dai regolisti anonimi) si è più elastici.

      Credo che il motivo sia legato a quelle persone. Spesso intendono la narrazione come un qualcosa di puro intrattenimento, e dunque la storia dev'essere "massimizzata" nel suo essere raccontata (naturalmente sappiamo bene che la narrativa di genere non è solo questo). Invece nella LF c'è più attenzione al contenuto, e quindi i partigiani delle regolette sono meno frequenti.

      Maurizio

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