domenica, luglio 21, 2013

Bruce Lee e il manifesto sulla scrittura

Come alcuni sapranno, ieri 20/07/2013 è stato l'anniversario per i 40 anni dalla morte di Bruce Lee. Per celebrarlo hanno mandato uno speciale chiamato "Io sono Bruce Lee". Nulla di nuovo, nulla che non abbia già sentito in precedenza. Tuttavia una differenza c'era: io, nel frattempo, sono cambiato. Nel frattempo ho maturato idee molto più personali sulla scrittura, su cosa sia, su cosa significhi davvero per me. Ed è paradossale come, sentendo parti di intervista di Bruce Lee, io abbia ritrovato con esattezza quelle idee.

Bruce praticava, facendo attenzione alla parola, il Jeet Kune Do. Ma esso non era una disciplina marziale. Non era un qualcosa che poteva essere insegnato come uno stile qualunque, come il Karate, il Taekwondo, il Kung Fu, lo Judo. Il Jeet Kune Do era la forma d'espressione propria di Bruce Lee e di nessun altro. Ciò che Bruce poteva insegnare era l'idea che era alla base del JKD, non la sua forma finale. Quella era modellata sul singolo artista marziale.
Ed è lampante, alla luce di questo, quanto sia ridicolo trovare palestre di JKD, poiché viene cristallizzato come uno stile, ciò che Bruce Lee aveva rigettato sin dal principio.


Ma cosa c'entra tutto questo con la scrittura?
Basta fare un po' di sostituzioni. Tralasciate che si parli di arti marziali, e immaginate che si stia parlando di scrittura. Il manifesto sulle arti marziali di Bruce Lee è probabilmente coincidente con il mio manifesto sulla scrittura.

Trascriverò di seguito alcuni passaggi importanti da un'intervista. Per chi vuole, c'è anche il video.

BL: Può sembrare eccessivamente filosofico, ma si può recitare recitando o recitare non recitando. [...] È una combinazione di entrambe le cose. Da questa parte c'è l'istinto, da quest'altra l'autocontrollo. Bisogna unire le due cose in modo armonioso. Se esasperi una sola delle due, sarai poco razionale, se eccedi nell'altra diventerai un uomo meccanico, non più un essere umano. Occorre bilanciare entrambe in modo armonico. In questo senso non esiste la naturalezza pura o la pura innaturalezza. L'ideale è una naturalezza innaturale o un'innaturale naturalezza.

INT: Lo Ying e lo Yang.

BL: Esattamente.

Mi rifaccio qui a ciò di cui parlavo in un precedente articolo, sulla scrittura trasparente. L'equilibrio è il nesso. L'uso di regole non può essere l'unica cosa importante. In questo periodo storico si sta tendendo sempre più a ingigantire l'importanza delle regole. E sia chiaro, di importanza ne hanno. Ma portarle come unico grande strumento di scrittura sta rendendo lo stile meccanico, freddamente identico a se stesso, per usare le mie stesse parole. La sovrastruttura di cui parlavo diventa visibile e fastidiosa proprio per lo sbilanciamento dell'equilibrio.


BL: In realtà io non insegno il Karate, non credo più negli stili. Non credo più che esistano un modo di combattere cinese, uno giapponese, stili diversi insomma. Quando gli esseri umani avranno tre braccia e quattro gambe, i modi di combattere saranno differenti, ma per ora abbiamo solo due braccia e due gambe. Gli stili tendono a dividere gli uomini, con le loro dottrine considerate l'unica verità, insindacabile. Partendo dal presupposto che siamo semplici esseri umani, dobbiamo capire come riuscire a esprimerci al meglio, in modo completo. In questo modo non si creeranno stili, non ci cristallizzeremo, ma continueremo a crescere.


È necessario un breve appunto per la traduzione arti marziali-scrittura. Lo stile di cui Bruce Lee parla non è in traduzione lo stile di scrittura. È più come una corrente letteraria o, nel nostro caso, una corrente di pensiero che porta la scrittura (e gli scrittori) verso l'importanza assoluta e insindacabile delle regole.
E non credo che questo passaggio necessiti di effettivo commento. È lampante ciò che vuole dire e come questo si possa riflettere sulla scrittura. Il pensiero ha una capacità pressoché infinita di immaginazione, di adattamento, di mutamento. Limitare la nostra mente limita la nostra creatività, e con essa è limitata l'arte che ne viene fuori. Dire si fa così implica un non si fa così. E questa è una limitazione. E sappiamo bene che a una regola esiste sempre almeno un'eccezione. Navigando attraverso dogmi e leggi insindacabili non potremo riconoscere quell'eccezione, restando limitati nel nostro mondo circoscritto di cristallo.
Paradossalmente, questo passaggio di Bruce Lee coincide con il mio pensiero anche in un altro punto: egli non nega l'importanza degli stili. Lui stesso ha cominciato con uno stile e poi ha cominciato ad attingere da altri per formare il suo stile personale. Allo stesso modo io ho sempre ripetuto come le regole fossero importanti, come bisognasse conoscerle per poi superarle, farne bagaglio e andare oltre.


BL: Le dico la mia opinione. Le arti marziali servono a esprimere se stessi con sincerità. È molto difficile riuscirci. Per me è facile dare spettacolo e fare il bullo, darmi delle arie e sentirmi forte. Posso fare mille mosse artificiali o posso mostrare mille posizioni spettacolari, ma esprimere se stessi con sincerità, senza mentire, questo, amico mio, è un obiettivo molto difficile da raggiungere. [...] Quando vuoi colpire devi essere pronto a farlo, niente di meno di questo.


Lo stile è personale. Lo scrittore che tenta di imitare - o d'altra parte di limitarsi alle regole - non esprime se stesso. Nel primo caso esprime qualcun altro, nel secondo nessuno o non abbastanza se stesso. E si ritorna al concetto di equilibrio. Tutto, le tecniche, l'immaginazione, lo stile, le nozioni, le citazioni. Ogni cosa dev'essere strumento di espressione pura dello scrittore. Pura e individuale, unica. I grandi scrittori, quelli che si sono meritati la memoria nei secoli, sono quelli che hanno saputo trovare questa individualità e al contempo un legame con il tutto. Hanno saputo guardare a ciò che tutti gli altri vedono con un occhio particolare, con il proprio occhio.


BL: Svuota la tua mente, sii senza stile, senza forma, come l'acqua. Se versi dell'acqua in una tazza, essa diviene la tazza. Versala in una bottiglia e diverrà la bottiglia. Versala in una teiera e sarà la teiera. L'acqua può scorrere o può schiantarsi. Sii acqua, amico mio.


Avrei evidenziato tutta quest'ultima citazione, poiché la ritengo di grande importanza.
Anche qui non ci sarebbe bisogno di commento. Le tecniche implicano una rigidità, un numero di possibili scelte a seconda di un numero prestabilito di situazioni. L'utilizzo delle regole come assiomi avvicina la creatività al processo di calcolo di un computer. Non può andare oltre determinati schemi. Poco importa quanto siano vaste le informazioni inserite. Non sarà mai capace di andare oltre i suoi limiti.
La scrittura, invece, dev'essere come l'acqua. Modellarsi a seconda delle situazioni, del genere, divenire ciò che è bene che divenga in quel dato punto e poi magari mutare del tutto nella frase successiva. È un processo chiaro e limpido, che tutti gli scrittori applicano in piccolo. Si pensi ai dialoghi. Quante volte abbiamo fatto parlare un personaggio in dialetto, o con un italiano sgrammaticato, o al contrario in modo ben più aulico della nostra prosa? È normale, poiché il personaggio deve avere una propria voce.
E non è forse questo, rendere la scrittura fluida?
E se questo lo si applica già nei limiti imposti dalle regole, non è forse lecito andare oltre questi limiti e rendere fluida la scrittura nella sua totalità?
Ma per rendere la scrittura fluida e libera da vincoli, bisogna prima liberare noi stessi da questi vincoli, dalle limitazioni che abbiamo messo intorno a noi per indicarci una sola via percorribile.

In chiusura, vorrei specificare che no, non mi sento il nuovo Bruce Lee della scrittura, né voglio esserlo. È al contrario un riconoscere che il mio pensiero era già stato formulato, anche se in un ambito distante (ma non troppo) da quello di mio interesse. È una prova in più di come tutte le arti siano collegate dal fatto che è il pensiero umano a generarle tutte. Un pensiero libero, privo di freni e limiti. Un pensiero che possiamo sfruttare meglio se privo di di complicazioni e barricate. Un pensiero che nasce fluido, e che noi rendiamo solido.

Be water, my friend.

Maurizio Vicedomini


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3 commenti:

  1. Anche io mi ritrovo in queste idee di Bruce Lee. Ho scoperto il tuo sito guardando un video di Frahorus sul tuo libro "Il patto della viverna". Credo tornerò a leggerti, visto che abbiamo alcune idee in comune sulla scrittura. Io ho scritto qualcosa sui "non" generi letterari. Interessanti le tue osservazioni!

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  2. Ciao Lucia, grazie di essere passata :)
    Sono lieto di trovare altre persone che condividano le mie idee sulla scrittura e - in questo caso più generale - quelle di Bruce Lee "applicabili all'arte".
    Verrò senz'altro a leggere il tuo articolo :)

    RispondiElimina

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