martedì, agosto 20, 2013

Esiste un confine?

Un post - spero breve - nato probabilmente dalla mente fusa dallo studio universitario.
Poco fa stavo suonando la chitarra, e mi sono ritrovato a pensare alle canzoni che ho scritto. Non sono mai stato un grande musicista, ma sono canzoni leggere, rock ballad acustiche, che si fanno ascoltare.
Ne ho scritte molte, penso una quindicina, ma di "serie" solo 5-6, le ultime.
Poi c'è la canzone che ho scritto per la mia ragazza, un paio d'anni fa. Ci ho messo tutto l'impegno, tutto me stesso, e alla fine è uscita una piccola perla.

Il problema è che da allora non ho più scritto canzoni.
Non è che ci provo ma non ci riesco. Non mi viene proprio l'idea, la voglia, di sedermi a comporre. Nel profondo sento di aver dato forma alla canzone più "alta" che sarò mai in grado di creare, sento che nulla fatto con le mie mani - in ambito musicale - potrà mai superarla. Ed ecco che - senza blocchi o cose simili - la mia mente passa ad altro, come se fosse ovvio, come se non avesse senso scrivere nuove canzoni.

E allora la domanda sorge spontanea. È un limite? Esiste un punto oltre il quale sappiamo di non poter andare, oppure è solo l'aver trovato un'arte che può dare maggiori frutti - nel mio caso la scrittura - ad aver fermato il processo di miglioramento nella musica?
Non lo so, ci ho pensato solo ora e sono perplesso.

Non voglio credere che esista un'opera che non possiamo superare. Se così fosse, starebbe a significare che abbiamo un margine di apprendimento e miglioramento limitato, oltre il quale ci è impossibile andare.
Eppure un po' penso a Dante, dopo anni e anni passati sulla Commedia. Se fosse vissuto ancora un po' avrebbe pensato di poter fare di meglio?
In quel caso, io credo di no.

Maurizio Vicedomini
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5 commenti:

  1. Maestro, perdoni l'intromissione di questo menestrello nella sacralità del regno di vossignoria.

    A parer di menestrello un limite c'è, ma è una considerazione estremamente soggettiva. Tutti raggiungono un proprio limite, ma non è nella nostra comprensione sapere se ci siamo arrivati oppure no. Per la maggior parte dei poeti del passato il limite forse c'è stato, forse non si sono mai spinti fin li, ma qui e ora la nostra considerazione di loro è variata, rispetto a quella dei loro contemporanei e così potrebbe essere persino nei nostri riguardi.

    Se un limite c'è quindi, è quello di capire se e come sarà mai considerato il nostro operato. Se siamo arrivati al nostro limite, si potrà sapere solo da pareri altrui, magari non con la stessa varietà di pareri che ha ricevuto Dante nel corso dei secoli, ma in questo momento è troppo presto per dirlo.

    Dopotutto l'immortalità non è una mera esistenza senza fine, ma milioni di parole scritte su migliaia di pagine. ;)

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  2. Il Menestrello è sempre bene accetto su questi lidi ;)

    Vuoi quindi dire che il limite lo imponiamo noi ai poeti passati? Cioè che per noi Dante non poteva far meglio di così perché "non ha fatto" meglio di così?
    È una visione interessante, perché presuppone l'importanza del lettore e una riduzione drastica della visione dell'autore.

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  3. Il menestrello non può essere più d'accordo, ma proprio per questo motivo, vossignoria dovrebbe trascurare l'idea di avere limiti, perché questi ci sono e ci saranno sempre, ma sarà il tempo a giudicare. L'autore nel suo piccolo può (e deve) fare solo del suo meglio per dare vita a un qualcosa a suo giudizio ben fatto, il resto non dipende da nessuno in particolare.

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  4. Ciao Maurizio,

    il tuo cruccio è del tutto umano e perciò legittimo, e come tutti i crucci umani non ha risoluzione. Là dove l'ispirazione non si spinge più, può andare il metodo. Questo la scrittura ce lo insegna. Ma se non hai fatto della musica il tuo lavoro e non devi perciò forzarla nel metodo, che significato avrebbe insistere senza la scintilla dell'ispirazione?

    Anche io, scrittore e chitarrista della domenica, me lo chiedo spesso. Non si può essere tutto. Tu dalla tua hai la gioventù, datti tempo.

    Best,

    A.

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  5. @Lerigo: Infatti l'idea la trascuro. Nella scrittura noto i miglioramenti dopo ogni singolo racconto e non mi sono mai trovato a pensare "oltre questo nient'altro" :)

    @Andrea: Probabilmente, pensandoci, è la mia stessa mente a generare quel limite fittizio. Quando ho scritto quella canzone, ero focalizzato sulla musica come attività primaria. Poi la scrittura, che già praticavo, ha preso il sopravvento. Forse se avessi continuato sarei riuscito senza blocchi a comporre anche cose migliori, come al momento accade nella scrittura.
    Come ben dici, non si può essere tutto. È per questo, credo, che in via naturale ho trascurato la musica e scelto la scrittura. Un unico percorso ^_^

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