sabato, dicembre 28, 2013

Sproloquio di fine anno (universale)


No, non temete. Questo non è il solito post che ringrazia tutto e tutti per l'anno passato o - in caso inverso - che elenca le sfighe.
O forse sì, non lo so.
Abbiate pazienza: mentre scrivo questo articolo è il 25 dicembre, ho appena finito di studiare tutto il pomeriggio con l'influenza nelle ossa. E non faccio altro - influenza a parte - da sei mesi. Insomma, se esco un po' di testa e dico quattro fesserie, non fateci caso.


E il punto è - se davvero dobbiamo trovare un punto - che il 31 dicembre - barra - 1 gennaio non significano niente per me. Sentirete odore di deja-vu. Sì, l'ho detto anche l'anno scorso. Mi rendo conto che è una convenzione utile: la rivoluzione terrestre, la datazione, il calendario. In un certo senso ci unisce tutti... sebbene a fusi orari ben diversi.

Quello che voglio dire quest'anno, però, è che se il capodanno ufficiale esiste, forse dovrebbe esisterne anche uno personale.
Per fare un po' di esempi per l'anno corrente, il mio anno potrebbe essere cominciato il 28 giugno, l'anniversario di fidanzamento. O due giorno dopo, al mio compleanno. O potrebbe essere cominciato il primo novembre, con la soddisfazione della vittoria al Chrysalide. O potrebbe cominciare verso la fine di febbraio dell'anno (universale) che sarà, quando - se tutto va bene - diventerò dottore in Lettere.

Se proprio si vuole dare un senso ciclico, credo che mi piacerebbe molto di più decidere quale sia il punto di arrivo, uno che davvero conti qualcosa. Un punto di svolta.
Gli ultimi tre anni sono stati belli - fra naturali alti e bassi. Tante soddisfazioni, grandi cambiamenti nella vita, la ragazza, l'università, la scrittura.
Penso al me stesso di tre anni fa, e so che lui non avrebbe mai studiato il pomeriggio di Natale con l'influenza e la febbre sulle spalle. Non gli sarebbe passato nemmeno per la testa una simile follia. Ma sono davvero sicuro che la mia stagione soleggiata sia cominciata tre anni fa? precisamente il 25 dicembre? O forse qualche giorno in più, in meno, qualche mese di differenza, qualche anno. E allora guardare all'anno (universale) come a un contenitore di eventi mi sembra fuoriluogo, inutile, poiché ciò che mi accade davvero non è discriminato dal numeretto con cui chiamiamo i cicli temporali.
La mia stagione soleggiata è cominciata, io credo, il 28 giugno del 2010. Da lì gli altri cambiamenti: il percorso universitario, la scrittura, le pubblicazioni, i nuovi interessi, una veloce maturazione. È da lì che ho cominciato a essere un me stesso più simile a ciò che sono ora.

Ed ecco spiegato perché ho programmato questo articolo per il 28 dicembre e non per la mezzanotte del 31. Perché oggi, per me, siamo precisamente a metà anno. Sei mesi dietro le spalle, e sei in avanti. Per anni, quand'ero più giovane, ho fatto delle liste di buoni propositi. Il primo gennaio era la possibilità di ricominciare con una passata di spugna sugli errori passati, su ciò che non mi piaceva di me stesso, sulle prospettive future. E puntualmente non cambiava niente. Forse non ero abbastanza volenteroso, o forse mi sembrava un termine imposto dall'esterno per il mio miglioramento.

Poi, di colpo, è successo. Un giorno qualunque di un mese qualunque di un anno qualunque. E ho capito la più semplice delle cose: che ogni giorno è una possibilità per cambiare pagina. Quando si è pronti, se lo si vuole davvero, non serve capodanno, non servono 2013 moniti dal passato.
Quindi, ragazzi, fatemi gli auguri. Oggi è la festa di metà anno. Del mio anno. E il vostro? Quando comincia?


Maurizio Vicedomini
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