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martedì, settembre 09, 2014

Recensione Memorie di Mondi, su Fantasy Planet

Recensione Memorie di Mondi, su Fantasy Planet

Una raccolta tra le novità più interessanti di quest’anno. Da leggere!
Una recensione che termina in questo modo è sempre inaspettata. Si tratta dell'articolo di Andrea Schiavone, per Fantasy Planet. Trovate la recensione cliccando qui.

Dategli una lettura. Se non l'avessi scritto io, dopo averla letta correrei a comprare Memorie di Mondi.

A presto,
Maurizio


domenica, agosto 17, 2014

Memorie di Mondi

Memorie di Mondi

Di recente, in un articolo sulla rivista Fralerighe, ho parlato di come la fantascienza sia il punto d'incontro fra fantasy e realismo. Ne sono ancora fermamente convinto.
Il mio percorso autoriale mi sta portando sempre più nel realismo, una realtà messa però in dubbio dagli occhi scettici e soggettivi dell'io. Un realismo che fa l'occhiolino al fantastico.

giovedì, agosto 14, 2014

Intervista su Le tazzine di Yoko

Intervista su Le tazzine di Yoko

Oggi è uscita una lunga intervista su "Le tazzine di Yoko", un blog letterario gestito da tre lettrici. Parlo a tutto tondo del mio lavoro editoriale, come scrittore, lettore, editor, redattore. Se vi va dateci uno sguardo.
Potrete trovarla qui: Intervista.

A presto con ulteriori news.
Maurizio

sabato, luglio 12, 2014

Il Gattopardo: L'immutabile decadenza

Il Gattopardo: L'immutabile decadenza


Romanzo storico pubblicato postumo nel 1958, Il gattopardo è il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
L’opera si rifà alle vicende storiche della famiglia Tomasi, dove il principe Fabrizio Salina ricopre il ruolo di Giulio Fabrizio Tomasi, bisnonno dell’autore.

Il romanzo è un’opera di rassegnata decadenza. La decadenza della nobiltà a favore della borghesia; la decadenza del regime borbonico a favore del neo-regno d’Italia. Ma forse più di tutto, Il gattopardo è un’opera sull’immobilità. È questo il tema che colpisce più a fondo, e anche qui un’immobilità rassegnata ai tempi, alla storia, all’impossibilità di un cambiamento incipiente.

Se dal punto di vista prettamente narrativo il protagonista è Don Fabrizio Salina, da quello allegorico scorgiamo la presenza lungo tutta la narrazione del cane Bendicò. Si mostra, scompare per interi capitoli, eppure si presenta come elemento finale del romanzo. È lì nella prima pagina e nell’ultima. E lo stesso Tomasi, in una lettera del ’57 a Enrico Merlo, indica Bendicò come la chiave allegorica del romanzo.
Perché il cane rappresenta la famiglia stessa dei Salina e in senso più ampio rappresenta la nobiltà. Un cane che viene sostituito – per la morte naturale – ma che resta lì, imbalsamato come un monito proveniente dal passato. È la situazione della nobiltà indebolita, soppiantata e tenuta in disparte come un qualcosa di ormai arcaico.

I punti chiave del romanzo sono tre. È attraverso questi tre passi che Tomasi coniuga la decadenza con l’immobilità. Innanzitutto la famosa frase pronunciata da Tancredi Falconieri: «Se vogliamo che tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi». Una frase incommentabile, tale è la sua chiarezza. Posizioni di potere, rapporti di forza: ogni cosa cambia e al contempo resta identica a sé stessa. Tutto ciò che muta è solo il nome di chi siede su quello scranno, mantenendo inalterata la funzione precedente. Così la nobiltà decade e il suo posto è preso dai nuovi ricchi, dai nuovi potenti.

Il secondo punto è il dialogo di Fabrizio Salina con Chevalley, messo del neo-regno d’Italia. Di particolare importanza è un aneddoto raccontato al piemontese. Gli inglesi gli chiesero cosa venissero a fare in Sicilia i garibaldini. La risposta del principe fu: «vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi». E ancora, in un passo memorabile: «Credo che non comprendessero, ma risero e se ne andarono. Così rispondo anche a lei; caro Chevalley: i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria».
La critica di Tomasi è alla Sicilia, e forse dalla Sicilia micro-cosmo all’Italia intera per estensione. L’immobilità è dovuta all’ego. Ed è qui che si congiunge il terzo punto: «Noi fummo i Gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra».

Tomasi usa una decadenza per parlare di un’altra. Una decadenza che nasce dall’incapacità di mutare, dal pensiero di essere superiori a chiunque altro. Una sonnolenza. E nulla di buono può nascere da questa sonnolenza: non l’amore, che sembra rigoglioso solo in tempo di primavera; non gli affari, con le ricchezze che vanno diminuendo; non la vita sociale, in cui di continuo s’intravede lo spettro della morte.

È questo il mondo decadente in cui si muovono le vicende de Il gattopardo. Un grande splendore che nasconde ignorante superbia. Don Fabrizio Salina è il conscio osservatore. È un uomo che ha compreso le virtù e i difetti, ha compreso lo spirito del tempo, ma è inserito anche lui in quello stesso mondo. E proprio lui, che sembra la figura capace di uscire dal circolo vizioso, si ritrova sconfitto, rassegnato alla verità dei fatti. E forse è proprio questo che lo rende ancora più triste.

Maurizio Vicedomini

domenica, giugno 29, 2014

Il peso soggettivo della carta

Il peso soggettivo della carta

Lo sappiamo tutti. Ne ho già parlato in precedenza, ne hanno parlato tante altre persone, ne ha parlato il mondo, e mi risulta strano che ancora se ne parli. E io, proprio per questo, torno a parlarne.
Potremmo fare un'analisi razionale su come e quanto sia meglio la carta o l'e-book. E potremmo riassumerlo qui come:
-Ebook: prezzo inferiore, una libreria nello spazio di un tablet, salvaguardia degli alberi.
-Carta: libreria ricolma, sensazioni tattili, sensazioni olfattive.
Sono certo che chiunque di noi sarebbe in grado di aggiungere qualche motivazione, ma ho tentato di lasciare solo quelle generiche. Quello che mi domando, però, è come sia stato possibile portare avanti una guerra su un formato. Siamo così arroganti da voler imporre le nostre ragioni agli altri, chi utilizzando la ragione, chi l'emozione; siamo una specie così piena di sé, insuperbita di secolo in secolo, da aver perso la capacità di guardare con gli occhi degli altri, di provare a cambiare il punto di vista per comprendere le ragioni. Oggi, mi pare, ognuno prende gli altri per idioti: chi non è d'accordo è in errore.
E, sia chiaro, non me ne tiro fuori. Ho notato diverse volte questa prerogativa prendere il sopravvento in me. Più in passato che da quando ne ho preso coscienza. Ma aver aperto gli occhi mi ha fatto rendere conto di quanto una sciocchezza così insignificante come l'entrata dell'e-book nelle nostre possibilità possa essere stata percepita come motivo di lotta intellettuale.

E continuo a mettermi in gioco: qualche anno fa avrei riso di gusto se qualcuno mi avesse detto che preferiva il cartaceo per via dell'odore della carta. L'olfatto è il mio senso meno sviluppato e non riuscivo a capire come potesse interessare la lettura l'odore del supporto fisico. E tuttora, probabilmente, non lo capisco. Ma la mente può andare oltre le limitazioni sensoriali, può comprendere o immaginare. Penso ai miei motivi per cui preferisco il cartaceo. Penso alla bellezza di una libreria ricolma di volumi, al piacere di inserire i nuovi libri di fianco ai vecchi, come se fosse una collezione infinita. Penso al suono che i libri voluminosi fanno quando li si chiude di colpo, ad avere in fila sugli scaffali libri di una stessa edizione. Penso a tutto questo e mi domando se per gli altri possa essere la stessa cosa.
Magari a qualcuno non importa di avere una bella libreria piena in casa, magari ha sempre vissuto con poco spazio e non sopporta gli sprechi: ecco che però potrebbe amare l'odore della carta, e scegliere il cartaceo pur trovando stupide le mie motivazioni. E così chi preferisce gli e-book ha motivazioni che sono sue, pro e contro che portano alla vittoria del digitale sul cartaceo.


Ma allora, davvero, che importa? Credo che la lettura sia una questione pulviscolare. Il rapporto finale, la sensazione ultima data dalla lettura non riguarda solo la storia o l'abilità di scrittura dell'autore. Riguarda anche il supporto se questo ci dà sensazioni. Riguarda il luogo in cui leggiamo, la sua luminosità, la posizione, lo stress, se è un libro regalato e chi ce l'ha regalato, se quell'autore significa qualcosa per noi, se quel libro stesso, in rilettura, significa qualcosa per noi. È tutto un miscuglio di sensazioni che porta al piacere finale.


È un dissidio inutile, come è inutile attaccare chi preferisce guardare un DVD o andare al cinema, chi preferisce il vinile al cd-rom. C'è anche una differenza qualitativa, direte. Ma cos'è la qualità se non la nostra percezione qualitativa? Se un lettore trova meraviglioso Fabio Volo e terribile Calvino, per lui la qualità sarà l'esatto opposto di come la percepisco io. 
Si ritorna sempre allo stesso punto: oggettiviamo il nostro giudizio di valore soggettivo. Pensiamo che le nostre conoscenze - poche o tante che siano - ci autorizzino a valutare le nostre idee come assiomatiche. E la cosa peggiore è che lo facciamo in automatico, senza nemmeno accorgercene.


È naturale, ora, che tutta la questione carta-ebook sia solo un pretesto, una metafora. Sono rimasti in pochi, per fortuna, a combattersi ancora su questo fronte. Ma quello che c'è sotto è ancora presente in tutta la sua forza. È solo passato da un campo di battaglia a un altro, come un generale che continua a dichiarare guerra. Non importa se vinciamo le singole battaglie - o le perdiamo -, dovremmo fermare quel generale. E quel generale sono io. Quel generale è chiunque di noi, come affetti da una malattia della modernità, dell'era dell'informazione, dell'era della presunta informazione. Internet ha aumentato la conoscenza per chi voleva conoscere e l'arroganza per chi credeva di conoscere già, come due termini antinomici: dove c'è una, l'altra scarseggia. E questa, purtroppo, non è proprio l'era della conoscenza.

Maurizio Vicedomini

giovedì, aprile 10, 2014

Sulle descrizioni

Sulle descrizioni

Se c'è una cosa che mi annoia durante la lettura, questa è una lunga descrizione.
Mi rendo conto che è un fattore puramente soggettivo. Mi rendo conto anche che molti dei classici ritenuti più belli di sempre hanno corpose descrizioni.

Vorrei però partire da un presupposto di fondo: non leggiamo un classico come leggeremmo l'ultimo romanzo uscito. Accettiamolo. La nostra predisposizione, il sapere che il libro a cui stiamo approcciando è un classico, ci porta a ignorare quei difetti che troveremmo nei testi moderni. Il motivo non lo conosco. Potrei pensare a un'istintiva aura di magnificenza che poniamo sui classici, o forse a un condizionamento che ci spinge a chiudere un occhio.
Sia chiaro: un libro brutto - anche un classico brutto, dal punto di vista soggettivo - resta brutto anche se sappiamo che è un classico.
Dunque quest'aura a cui accennavamo si limita a cancellare qualche sbavatura, a far passare per buone le tecniche narrative, chiamiamole con il loro nome, oggi non più in voga.
Come le descrizioni.

lunedì, febbraio 03, 2014

Intervista su Mxpress.eu (e MUM)

Intervista su Mxpress.eu (e MUM)

Una nuova intervista, questa volta a opera di Benito Letizia, che mi ha riempito di domande per la testata Mxpress.eu. Per motivi redazionali, l'intervista è stata tagliuzzata qua e là per farla rientrare in uno standard di lunghezza, il tutto senza che mi fosse presentata la versione tagliata.
Per questo motivo non lascio il link all'intervista su Mxpress, ma al blog di Benito Letizia, "My universal mind", che ha gentilmente pubblicato l'intervista  in forma integrale.
Potete trovarla qui: Intervista.

Se vi va, buttateci un occhio. È lunga, ma si parla di tante cose a briglia sciolta.

A presto,
Maurizio

Chi sono

Maurizio Vicedomini


Maurizio Vicedomini (30 giugno 1990, Napoli) è uno scrittore e editor italiano, autore di romanzi e racconti.

Laureato in Filologia moderna presso l’università Federico II di Napoli, ha praticato diversi sport, fra cui il Taekwondo, nel quale ha conseguito la cintura nera. Suona la chitarra e l’armonica a bocca.
Ha partecipato a concorsi letterari e selezioni per antologie dal 2011, ottenendo diverse pubblicazioni e riconoscimenti, fra cui la vittoria ex-aequo al concorso “I mondi di Lit”. Nello stesso anno comincia a collaborare con Fantasy Planet come recensore e articolista.
Nel febbraio del 2012 esordisce con "Myrddin di Avalon" (Edizioni Diversa Sintonia), un racconto lungo di fantascienza ispirato ai miti arturiani. Nell’arco dello stesso anno, oltre a diversi racconti in antologie, pubblica a settembre "Il patto della viverna" (Ciesse Edizioni), e a dicembre "Il richiamo della luna oscura" (GDS). Comincia la collaborazione con TrueFantasy, per il quale gestisce per breve periodo la rubrica Fantacliché e scrive saltuari articoli.
Nel 2013 partecipa a diverse antologie, oltre a pubblicare due racconti in e-book: "Sentenza notturna" (GDS) e "Somnial" (Sogno Edizioni). Lo stesso anno vince la sezione fantasy del “Premio Chrysalide”, e il racconto è pubblicato in e-book da Mondadori. Partecipa inoltre alla fondazione della rivista Fralerighe, di cui poi diventa vicedirettore. A dicembre lascia la redazione di Fantasy Planet.
Nel 2014 consegue la laurea in Lettere moderne e pubblica "Memorie di mondi" (EDS). Nel settembre dello stesso anno lascia la posizione di vice-direttore della Rivista Fralerighe, pur restando come redattore, e fonda la rivista culturale online Grado Zero, con un gruppo di colleghi universitari. Nel dicembre lascia definitivamente la redazione di Fralerighe.
Nel febbraio del 2016 consegue la laurea in Filologia moderna con il massimo dei voti con una tesi sulla teoria del racconto. Nel marzo 2017 esce Ogni orizzonte della notte, una raccolta di racconti a cui ha lavorato per diversi anni.
Attualmente continua gli studi, appassionato in particolare di narrativa breve, per la quale sente un’affinità sempre maggiore.

4 Anni
di esperienza come editor
100.000 Battute
scritte in media ogni mese
19 Testi
pubblicati in cartaceo o ebook

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